Dopo un’estate che ha tenuto sulle spine i viticoltori tra grandine e siccità, siamo entrati in uno dei periodi più cruciali per la viticoltura. Tra vigne e cantine c’è fermento in ogni senso: nuovi vini stanno per nascere.
E, a proposito di nascite, pochi giorni fa siamo stati invitati da Sandro Bragoli a visitare la sua azienda agricola, Terrazze Bacigalupo: una cantina ancora in costruzione, ma che da l’impressione di saper già raccontare una storia compiuta.
Quando si parla di Liguria vitivinicola, il pensiero corre subito ai terrazzamenti a picco sul mare. Qui, a Tribogna, in località Piandeipreti, il mare non si vede, ma si sente comunque la sua presenza: sarà l’ aria che si respira, sarà il bellissimo bosco di pini domestici che Sandro conserva con cura (resisto alla tentazione di cogliere una pigna per assaggiare i pinoli all’ interno).
Ci troviamo nell’entroterra della Val Fontanabuona, dove a fare la differenza è soprattutto l’escursione termica. Come fa notare Sandro, questo fattore garantisce alle uve una maturazione più equilibrata rispetto alla fascia costiera.

Un ritorno alle origini
Sandro Bragoli, genovese d’adozione e di professione consulente finanziario, ha le sue radici proprio in questa valle: il cognome è emiliano, ereditato dal padre, mentre da parte di madre discende dalle famiglie Bacigalupo e Rosasco, tra le più radicate a Tribogna. Da qui è partito tutto, ed è da qui che nasce anche il nome dell’azienda.
Alcuni ettari di terreno ereditati a Piandeipreti, frazionati e in gran parte incolti che Bragoli ha deciso di riunire ad altri appezzamenti per dare vita a un progetto agricolo di ampio respiro. Non una partenza da zero, dunque, ma il rilancio di una campagna che decenni fa era interamente coltivata a terrazzamenti: costruiti non con mezzi meccanici, ma a mano, da uomini pazienti e forti spinti dalla necessità più che dalla scelta. Insomma, quella che possiamo chiamare «agricoltura eroica».
Anche i materiali raccontano questa storia: Sandro mostra e descrive con dovizia di particolari i muri a secco, realizzati con un tipo di ardesia locale che, non essendo adatta a lavagne o tegole, veniva impiegata proprio per i terrazzamenti. Una posa artigianale, non di piatto ma di costa, capace di tenere i muri saldi e prevenire i franamenti.
Le colture del passato, insieme all’ uva
Bragoli racconta questa storia come un capitolo ancora aperto, lontano dall’essere concluso. Prima della vite e del vino qui c’era e c’è tuttora molto altro: uliveti, castagneti e noccioleti. Nel bosco si trovano ancora gli essiccatoi delle castagne, restaurati con cura per poter essere ancora utilizzati mantenendo il più possibile l’aspetto originale. Un intervento reso possibile anche grazie ai fondi PNRR destinati al recupero dell’architettura rurale, che a Terrazze Bacigalupo hanno permesso di riportare in vita anche un’antica stalla.


Camminando tra i boschi di castagno e nocciolo, dove non mancano esemplari secolari, resta ben visibile, nonostante i decenni trascorsi, la trama dei vecchi terrazzamenti scolpita nel terreno. Non a caso molti di questi, esposti a sud-est e sud-ovest, saranno recuperati e riportati alla luce.
Ci vengono mostrati anche gli uliveti, anch’essi recuperati: erano cresciuti troppo in altezza, soffocati dai rovi, e sono stati sottoposti a un capitozzamento controllato per restituire loro la forma e l’altezza ottimali, oltre a una disposizione più efficiente delle branche.


Le olive vengono raccolte a mano e portate al frantoio entro 48 ore, per un olio Riviera Ligure DOP dalla bassissima acidità e dai sentori fruttati e dolci. Anche le castagne seguono un percorso interamente artigianale, dall’essiccazione alla macinatura in un mulino a pietra della zona.
Il vigneto e il progetto futuro
Nello zaino avevo drone, GoPro e reflex, ma, come spesso capita, mi sono lasciato prendere dal racconto del produttore senza mai interromperlo. La storia di Terrazze Bacigalupo, come già detto, non riguarda solo il vino, che resta comunque il cuore del progetto. Qui si coltiva il Vermentino, varietà che in Liguria ha già ottenuto riconoscimento internazionale in tutte le sue declinazioni.
È un percorso a tappe che racconta un passato senza il quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile, un presente che sta dando forma a un disegno sempre più chiaro e definito, e un futuro fatto di produzioni pensate per un consumatore in cerca di autenticità: un’uva coltivata nel rispetto del territorio e del terroir nella maniera più genuina possibile, per un vino che dovrà essere pulito, preciso, e capace di ritagliarsi uno spazio in un mercato ampio e competitivo.
A completare la visione c’è anche un’attenzione al territorio che va oltre i confini della singola azienda: Terrazze Bacigalupo ha infatti attivato collaborazioni con altre realtà produttive della zona, tra cui alcune consorziate del Riviera Ligure DOP, in un’ottica di rete che guarda al valore collettivo del territorio più che al singolo brand.


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