Biodinamica: oltre i pregiudizi e le etichette

Quando ho iniziato a interessarmi al vino, per me non esistevano sommelier, vini naturali, convenzionali, biologici o biodinamici. Esisteva semplicemente il vino: quello che mi piaceva, quello che non mi piaceva, quello bello da raccontare e quello perfetto per accompagnare una cena speciale.

Andando avanti non so bene se sono cambiati i tempi o se semplicemente mi sono tolto i paraocchi ma ho scoperto diverse nuove realtà e filosofie che talvolta non avevano neanche direttamente a che fare con il vino in sé, piuttosto con la mentalità delle aziende agricole/vitivinicole in rapporto alle pratiche di viticoltura e vinificazione.

Oggi mi voglio soffermare su una realtà che tanto è interessante quanto divide, a volte in modo netto, gli appassionati di vino: la Biodinamica.

Per alcuni la Biodinamica è un modo più rispettoso di coltivare la terra. Per altri è poco più di una pratica esoterica travestita da agronomia. Nel mezzo ci sono produttori, appassionati e consumatori che spesso ne sentono parlare senza sapere cosa significhi.

Per questo, prima di schierarsi a favore o contro, vale la pena capire di cosa stiamo parlando.

La Biodinamica nasce negli anni Venti dalle idee di un filosofo austriaco Rudolf Steiner e si basa su un concetto abbastanza semplice da spiegare, ma non sempre facile da comprendere fino in fondo.

L’ azienda agricola viene vista come un organismo vivente, un ecosistema autonomo in cui terreno, piante, animali e uomo dovrebbero convivere in equilibrio.

Dal punto di vista pratico, l’ uso di diserbanti, fertilizzanti chimici di sintesi e pesticidi sistemici è escluso. L’ attenzione si concentra tutta sulla salute del suolo, sulla biodiversità e sulla vitalità della pianta.

Tra le sostenze usate troviamo i “preparati biodinamici”. Il più famoso è il Preparato 500, noto anche come “cornoletame”: letame bovino inserito all’interno di un corno di vacca e interrato durante l’inverno per poi essere dissotterrato in primavera. Il materiale ottenuto viene diluito in acqua, dinamizzato attraverso una lunga agitazione e successivamente distribuito nei vigneti.

Esiste poi il Preparato 501, o “cornosilice”, ottenuto utilizzando polvere di quarzo finemente macinata. Anche questo viene inserito in un corno bovino, interrato e successivamente utilizzato in dosi molto ridotte sotto forma di nebulizzazione sulle piante.

Preparato biodinamico “cornoletame” (preparato 500). Foto di Martist, via Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

Secondo i sostenitori della Biodinamica, questi preparati contribuirebbero a migliorare la vitalità del terreno, favorire l’equilibrio della vite e rafforzare la connessione tra pianta e ambiente circostante.

Un altro elemento caratteristico è l’attenzione ai cicli lunari e cosmici. Molti produttori biodinamici scelgono infatti di programmare alcune attività agricole come la potatura, i trattamenti o la vendemmia, seguendo specifici calendari che tengono conto delle fasi della luna e delle posizioni dei pianeti.

Fonte: wikimedia Commons, “Rythme sidéral Biodynamie”, autore Leovilok (derivato da un’ opera di Trex), licenza CC-BY-SA

Per alcuni si tratta di una parte fondamentale della filosofia biodinamica. Per altri rappresenta l’aspetto più controverso dell’intero approccio.

Al di là dei dubbi e delle critiche che spesso la circondano, è importante ricordare che la Biodinamica non si esaurisce nei preparati o nei calendari lunari. Anzi. Nella maggior parte delle aziende che la praticano emerge infatti una forte attenzione alla biodiversità, alla limitazione degli interventi invasivi e alla ricerca di un equilibrio più armonico tra vigneto e ambiente.

Ed è proprio qui che si concentra il vero dibattito:

Quanto dei risultati ottenuti è attribuibile a queste scelte agronomiche concrete e quanto, invece, agli aspetti più filosofici e simbolici della Biodinamica?

Una domanda che continua a dividere produttori, tecnici e appassionati di vino.

Come spesso accade, però, la differenza la fanno soprattutto le persone, il contesto del vigneto e il modo in cui vengono prese le decisioni. Si può essere d’accordo oppure no con determinate pratiche, considerarle efficaci o guardarle con scetticismo.

Se però vogliamo comprendere davvero la Biodinamica, forse vale la pena soffermarsi meno sulle etichette e più su ciò che accade concretamente tra i filari.

Il mio invito, che probabilmente troverai spesso in questo spazio, è proprio questo: cercare di conoscere le diverse realtà da vicino, senza fermarsi alle definizioni e al “sentito dire”. Visitare le aziende quando possibile, parlare con i produttori, chiedere il perché di certe scelte e, infine, assaggiare prodotto finale.


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