Nebraie e la rinascita silenziosa della val Borbera

Nebraie è una cantina, ma non solo. È anche uno dei segni che qualcosa, in Val Borbera, si sta muovendo. Di nuovo.

Qui, negli ultimi anni, sono nate diverse piccole realtà agricole. Non si tratta di grandi aziende o di progetti costruiti a tavolino, ma di persone che hanno scelto di tornare alla terra. In molti casi recuperando terreni di famiglia o vecchi vigneti che per anni erano rimasti abbandonati. In altri casi acquistando cascine e terreni lasciati a se stessi, rimettendoli in ordine e restituendo loro vita.

Neve, la guardiana dei vigneti di Nebraie

Spesso si tratta di giovani che hanno deciso di restare o di tornare dopo aver fatto esperienze altrove. persone che cercano di costruire un’ economia agricola in un territorio di montagna, fatto di piccoli appezzamenti, lavoro manuale e di un rapporto diretto e profondo con il paesaggio.

All’ interno di questo movimento, Nebraie rappresenta uno dei tasselli di una storia più grande: quella di una valle che prova lentamente a rimettere in moto la propria agricoltura.

Una valle che non cerca scorciatoie

La Val Borbera non è una zona famosa per il vino. Non ha il peso storico delle Langhe né la notorietà delle colline tortonesi. Qui il vino non è mai stato un marchio turistico o una grande denominazione

L’ iconico pulcino dell’azienda

ed è proprio questo, forse, a renderla interessante.

La viticoltura in questa valle non nasce da una reputazione consolidata, ma da un lavoro quotidiano fatto di recupero dei terreni, tentativi, adattamenti e tanta pazienza. Un ambiente più selvatico e montano rispetto a molte altre zone viticole piemontesi, e proprio per questo richiede un approccio diverso.

È un territorio che non offre scorciatoie: richiede tempo, pazienza e una certa ostinazione. Anzi, sperando di non essere frainteso dai diretti interessati, parlerei addirittura di una sana e romantica ossessione.

Nebraie e lo spirito della valle

In questo senso Nebraie rappresenta bene lo spirito della val Borbera.

Una piccola azienda nata dal recupero di terreni e dalla volontà di riportare la vite dove, fino a qualche decennio fa, faceva semplicemente parte della vita quotidiana.

Parlando con Andrea puoi percepire subito una qualità rara: la capacità di spiegare le cose con semplicità, senza ricorrere a termini complicati, ma con la pazienza e la chiarezza che appartengono ai veri maestri.

Ha iniziato a inseguire questo sogno a 34 anni, dopo la giusta formazione e con le idee molto chiare su ciò che voleva costruire. In lui si percepiscono la determinazione e l’ energia di chi sa esattamente dove vuole andare. La forza motrice di un treno in corsa, ma anche la consapevolezza che lungo il percorso le difficoltà non mancheranno.

Nonostante tutto : sì ai compromessi, che come riferisce lui è una parola a molti sconosciuta.

Il valore del lavoro

Alla fine, tutto si riduce a un concetto semplice: rimboccarsi le maniche.

Capire che le cose belle, quelle importanti, quelle che danno vera soddisfazione, richiedono tempo, sacrificio e fatica. Non esistono scorciatoie quando si lavora con la terra e si vuole ottenere un prodotto autentico.

E tutto questo, inevitabilmente, si riflette nell’ ambiente e in ultima analisi, nel vino.

L’ intervista ad Andrea Tacchella

Come nasce Nebraie?
Come sei arrivato a fare questo lavoro?
Come sei stato accolto nel territorio con questo tuo progetto?
Che consigli dai a chi vuole fare questo lavoro?
In questo ambiente c’ è un lavoro che ritieni più delicato?
Qual’ è il problema più grande che stai affrontando in vigna?


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