La primavera è una stagione magica: la natura si risveglia, l’ erba riparte con la sua naturale arroganza e con essa migliaia di fiori, gemme e qualche animaletto che nella stagione invernale preferisce starsene nascosto a poltrire. Tutta questa rinascita mi fa riflettere sul fatto che la vita non è solo quello che vediamo adesso cioè colori, verde, rumori, e cinguettii. La vita c’ è sempre, soprattutto nel terreno. Solo che nella stagione fredda fa le sue cose un po’ più in silenzio.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sostenibilità, biologico, biodinamico.
Alla base di tutto c’è una verità semplice: senza un suolo vivo, difficilmente esiste un grande vino.
Quando si dice suolo la prima cosa che viene in mente è la terra, o la sabbia, o comunque componenti statiche, ferme, prive di vita.
Il suolo però non è solo questo, ma anche un pullulare di organismi viventi, siano essi grandi, appena visibili o microscopici.
Si tratta di un ecosistema complesso abitato da batteri, funghi, insetti, lombrichi: tutti quanti svolgono più ruoli essenziali.
Un suolo sano è un suolo ricco di vita, capace di “respirare”. Un suolo impoverito, troppo sfruttato è, invece, molto compatto, sterile e dipendente da input esterni.
Un equilibrio da ritrovare
Per decenni l’ agricoltura intensiva ha puntato tutto su rese sempre più elevate e controllo totale, spesso a danno della vitalità del suolo. Parlo di diserbanti, lavorazioni aggressive e fertilizzanti chimici di sintesi i quali, a lungo andare, hanno progressivamente ridotto la biodiversità.
Oggi molti vignaioli e contadini stanno cercando di fare il percorso inverso: riportare “la vita” nel suolo. E ci stanno riuscendo alla grande!
Gli inquilini del suolo
Parlandoti di “suolo vivo”, non uso una metafora.
Come ti dicevo prima, sotto i nostri piedi esiste una comunità straordinaria di organismi, ognuno con un ruolo preciso. Qui ti riporto solo alcuni dei più importanti:
Batteri
Sono tra gli organismi più numerosi nel suolo. Decompongono la materia organica e trasformano i nutrienti in forme che le piante riescano ad assimilare più facilmente. Alcuni di essi sono fondamentali per il ciclo dell’azoto.
Funghi
Creano reti sotterranee (micelio) che collegano le radici delle piante. Migliorano l’assorbimento di acqua e nutrienti e contribuiscono alla struttura del suolo.
Micorrize
Si tratta di una particolare associazione tra funghi e radici delle piante. È una vera e propria simbiosi: la pianta fornisce zuccheri, il fungo aiuta ad assorbire fosforo e altri minerali.
Lombrichi
Quando zappetto la terra intorno alle piante e vedo che ne spuntano fuori tanti e di ogni dimensione il contadino amatore che è in me si ritiene soddisfatto. La presenza dei lombrichi nel terreno è segno di umidità ottimale, buona ossigenazione e assenza di sostanze dannose.
Sono tra i migliori “ingegneri del suolo”. Scavano gallerie che migliorano aerazione e drenaggio, e trasformano la materia organica in humus fertile.
Attinomiceti
Detto in modo un po’ superficiale: questi microorganismi sono una specie di via di mezzo tra batteri e funghi. Sono tra i responsabili del tipico “profumo di terra” dopo la pioggia e partecipano alla decomposizione delle sostanze più complesse.
Protozoi
Si nutrono di batteri e rilasciano nutrienti in forme disponibili per le piante. Aiutano a mantenere l’equilibrio della microfauna.
Nematodi
Minuscoli vermi invisibili a occhio nudo. Alcuni sono utili perché regolano le popolazioni microbiche, altri possono essere dannosi: la loro presenza indica comunque la complessità del suolo.
Insetti del suolo (come coleotteri e larve)
Frammentano la materia organica e contribuiscono al ciclo dei nutrienti. Sono anche una fonte di cibo per altri organismi, per esempio per le galline, mantenendo attiva la catena alimentare.
Radici delle piante (la parte viva del sistema)
Anche se non sono “fauna”, sono centrali: rilasciano “fluidi” che nutrono i microrganismi e creano una zona ricchissima di attività biologica chiamata rizosfera.
Insieme, tutti questi organismi formano una rete complessa e autogestita. È grazie a loro che il suolo respira, si rigenera e rende possibile la vita della vite e, di conseguenza, la qualità del vino.
Dalla terra al bicchiere: perché cambia tutto
Un suolo sano non influisce solo sulla pianta, ma anche sul vino.
Le viti che crescono in un terreno vivo:
- sviluppano radici più profonde
- sono più resistenti a stress e malattie
- esprimono meglio il territorio
Tutto ciò si riflette sulle uve e, di conseguenza, sul vino.
I vini ottenuti parlano del luogo da cui provengono, possono presentare più equilibrio gustativo e garantiscono un più alto potenziale di invecchiamento.
Un cambio di prospettiva
La vera rivoluzione non sta nella tecnica, ma nella cultura.
Smettere di “gestire” il vigneto come una fabbrica e iniziare a considerarlo come un ecosistema: questo è il punto.
Detto ciò ti invito, la prossima volta che berrai un bicchiere di vino, a provare a pensare un pò meno alla cantina e un po’ di più a ciò che succede sotto i nostri piedi.
Tutto parte da li.


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