Il Nebbiolo di montagna: eleganza verticale dalle Alpi

Se pensi al nebbiolo può essere che l’ immaginazione vada dritta e decisa alle Langhe piemontesi: distese di bassa collina pettinate da filari che si perdono all’ orizzonte sfumate dalla bassa nebbia autunnale.

Ma il nebbiolo non è solo questo.

Una delle sue espressioni più affascinanti nasce in quota: tra versanti ripidi, suoli magri e climi più severi. E’ in zone di questo tipo che prende forma quello che molti appassionati chiamano “Il nebbiolo di montagna”: uno stile non codificato da una singola denominazione come per il Barolo e il Barbaresco, ma riconoscibile per freschezza, finezza e tannini mai aggressivi.

Questo nebbiolo lo puoi trovare soprattutto in tre aree dell’arco alpino e sono la Valtellina, l’ Alto Piemonte e la Valle d’Aosta. Qui l’altitudine e le forti escursioni termiche portano a maturazione uve che danno vini di straordinaria eleganza.

Cosa vuol dire “di montagna” quindi? Questa dicitura non è ufficiale, ma descrive bene un’ identità di stile precisa. In confronto ai nebbioli delle Langhe, per esempio, potremmo riscontrare in generale una maggiore acidità, un tannino più fine (meno aggressivo), un profilo aromatico più floreale e speziato e una marcata mineralità.

La ragione di queste differenze la trovi soprattutto nel clima: in quota le maturazioni sono più lente, le notti più fredde e i suoli spesso sono più poveri.

Valtellina: la montagna eroica per eccellenza

In Valtellina, dove il nebbiolo prende il nome di Chiavennasca, la viticoltura potremmo quasi definirla come scolpita nella roccia. Vigneti a terrazzamento sui versanti delle alpi Retiche rappresentano uno dei paesaggi viticoli più spettacolari d’Europa.

In questa zona geografica puoi trovare le seguenti denominazioni di riferimento:

Valtellina Superiore DOCG

Sforzato di Valtellina DOCG

Rosso di Valtellina DOC

Forse è nello stile valtellinese che puoi più riconoscere l’ anima del nebbiolo di montagna: profumi di rosa appassita, erbe alpine, piccoli frutti rossi e che lascia in bocca un tannino elegante, nota sapida e persistenza.

Piccola menzione la voglio dedicare allo Sforzato: un vino passito secco da uve lasciate appassire. Questo rappresenta senza dubbio la versione più concentrata e, se vuoi cercare l’ abbinamento più adeguato, lo trovi senza dubbio nel bitto, formaggio d’ alpeggio a pasta cotta ottenuto da latte vaccino e con aggiunta talvolta di latte caprino.

Grappoli di nebbiolo in appassimento negli appositi fruttai.
Fonte: Craig Drollett, licenza CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

Alto Piemonte: eleganza nordica e suoli antichi

Spostandoti di regione e andando quindi nel nord del Piemonte, il nebbiolo (qui chiamato spanna) incontra suoli porfirici e vulcanici antichissimi. L’influenza alpina resta forte, ma il profilo diventa più strutturato rispetto alla Valtellina.

Le denominazioni principali sono:

Gattinara DOCG

Ghemme DOCG

Lessona DOC

Boca DOC

Bramaterra DOC

(e molte altre altrettanto degne di nota)

Qui il nebbiolo puoi trovarlo in purezza o con una piccola aggiunta di Vespolina e Croatina. I vini che risultano sono speziati, sottili ma adatti a lunghi invecchiamenti e con una mineralità molto riconoscibile.

Valle d’Aosta: l’estremo alpino

All’imbocco della valle centrale , il nebbiolo, che qui chiamano Picotendro, raggiunge una delle sue espressioni più leggere e raffinate.

Le denominazioni chiave sono:

Donnas DOC

Arnad Montjovet DOC

Come già detto i vini valdostani sono spesso i più delicati del gruppo: profilo etereo, tannino fine, grande bevibilità e un’impronta alpina molto netta.

Il futuro del nebbiolo in quota

Negli ultimi anni il nebbiolo di montagna sta vivendo una riscoperta importante. Il cambiamento climatico, paradossalmente, sta rendendo sempre più preziosi i vigneti in altitudine, capaci di preservare freschezza e equilibrio. Ad oggi puoi trovare sempre più produttori che investono nel recupero di terrazzamenti storici, vinificazioni con meno estrazione e maggiore valorizzazione delle sottozone. La conseguenza, va da sé, è una più spinta comunicazione dell’ identità alpina.

Per molti appassionati, me compreso, il nebbiolo di montagna rappresenta oggi la frontiera più fine e gastronomica del vitigno.

In conclusione

Se il Barolo incarna la potenza e il Barbaresco la grazia, il nebbiolo di montagna esprime la verticalità. È un nebbiolo fatto di luci fredde, roccia e vento: meno muscoloso, ma spesso più coinvolgente per chi cerca precisione, facilità di beva e un forte legame con il territorio.

Immagine di copertina : Pergole all Adret di Donnas. Autore: Sergio Jon- Archivio Biblioteca di Donnas, CC BY-SA 3.0


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