Nel linguaggio vitivinicolo il porfido è una roccia di origine vulcanica, ricca di silice, che in alcune zone costituisce il substrato su cui affondano le radici della vite. Quando un vigneto poggia su porfido, i suoli che ne derivano sono in genere poveri, ricchi di scheletro e con un drenaggio molto efficiente. Questo significa che la vite trova meno facilità e deve sviluppare un apparato radicale più profondo per cercare acqua e nutrienti, con una conseguente riduzione della vigoria vegetativa.
Dal punto di vista agronomico, quindi, il porfido non “dà sapori” al vino in modo diretto, ma condiziona l’equilibrio della pianta e la gestione dell’acqua nel suolo. È attraverso questi meccanismi che può riflettersi nel profilo del vino. Nei contesti dove domina questa roccia si osservano spesso vini tesi, con buona freschezza e una certa precisione aromatica, caratteristiche che derivano più dal comportamento della vite su suoli magri e ben drenati che da un trasferimento diretto di componenti minerali.
Quindi, parlare di porfido in viticoltura, significa riferirsi a un ambiente pedologico specifico: povero, drenante e reattivo dal punto di vista termico. Esso tende a contenere la vigoria della vite e a favorire maturazioni equilibrate, contribuendo in modo indiretto allo stile dei vini che ne nascono.

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