Un po’ per affezione, un po’ per ostinata volontà di appassionare anche il lettore, ho scelto di parlare di quest’ uva che, ad un certo punto, in tempi passati, ha rischiato di scomparire.
Tra i vitigni italiani che negli ultimi trent’ anni hanno vissuto una vera e propria rinascita, il Timorasso è uno dei casi più curiosi. Pensa che, ad oggi, è considerato uno dei grandi bianchi del Piemonte.
Il Timorasso è un vitigno autoctono dei Colli Tortonesi, una zona collinare situata in procincia di Alessandria, al confine tra il Piemonte, la Liguria, la Lombardia e l’ Emilia. Questa è una zona di passaggio, un tempo legata sì all’ agricoltura e alla viticoltura ma rimanendo fuori dalle rotte principali del vino italiano.

Eppure proprio qui nasce uno dei bianchi più particolari e longevi del paese.
Testimonianze riportano che venisse coltivato in queste zone già secoli fa, almeno tra il Medioevo e il Settecento. Un vitigno antico insomma.
Come dicevo prima, però, la sua coltivazione è stata progressivamente abbandonata e le motivazioni che ho trovato sono molteplici ma principalmente riassumibili in pochi punti: vitigno non facile da gestire, che porta a rese relativamente basse. Ha bisogno di molta attenzione in vigna e matura abbastanza tardi.
Dunque a partire dalla prima metà del ‘900 molti viticoltori preferirono piantare varietà considerate più semplici o semplicemente più richieste dal mercato, come Cortese, Barbera o Dolcetto. Giunti negli anni ’80, il Timorasso poteva quasi definirsi scomparso salvo qualche vigna sparsa e composta da viti particolarmente vecchie.
E da qui, dopo aver “toccato il fondo”, la svolta.
Walter Massa, un nome ormai noto nel mondo dell’ enologia e della viticoltura, decise di credere in questo vitigno quando ormai nessuno ci credeva più. Invece di estirpare vecchie vigne cominciò a studiarlo, capirlo, analizzarlo e soprattutto a vinificarlo in purezza per dimostrare il potenziale dei vini che potevano venirne fuori.
Molti produttori, nel corso degli anni, decisero di seguire la stessa strada riportando in auge una realtà che sarebbe divenuta il simbolo dei Colli Tortonesi.
Sia chiaro. Ad oggi la superficie vitata rimane ancora relativamente piccola ma progressivamente si può assistere ad una continua e graduale crescita.
Dove si coltiva
Il Timorasso si trova quasi esclusivamente nei Colli Tortonesi, soprattutto nei comuni di:
Derthona (Tortona),Monleale,Vho,Costa Vescovato,Montemarzino,Volpedo,Castellania,San Sebastiano Curone.
Si tratta di colline che variano dai 200 ai 400 metri di altitudine, con suoli molto diversi: marne, argille, sabbie e arenarie. Componenti che contribuiscono notevolmente alla personalità dei vini.
Negli ultimi anni il Timorasso puoi trovarlo spesso sotto il nome Derthona, che è l’antico nome romano della città di Tortona. Molti produttori hanno scelto di utilizzare questa denominazione per identificare i vini a base Timorasso proprio dei Colli Tortonesi.
Se non hai ancora assaggiato il vino Timorasso ti faccio un minimo di spoiler sperando di incuriosirti un po’ , perché credimi. Merita!
Si tratta di un bianco strutturato, molto diverso dall’idea di bianco leggero e immediato che si potrebbe avere. Quando è giovane può risultare anche piuttosto chiuso.
Con il tempo però tende a sviluppare grande complessità.
Ha un profilo aromatico con note di frutta gialla, miele, erbe aromatiche, pietra focaia e minerali.
In seguito ad invecchiamento emergono altre note più profonde, come idrocarburi o frutta secca che ricordano, anche se in parte, l’ evoluzione di alcuni Riesling.
La longevità
Uno degli aspetti più sorprendenti del Timorasso.
Molti bianchi sono pensati per essere bevuti entro pochi anni. Il Timorasso invece può evolvere molto bene anche per dieci o quindici anni, e a volte anche di più.
Con il tempo il vino cambia profondamente: i profumi diventano più complessi ed emergono note terziarie molto interessanti.
Ed é forse anche questo un motivo per cui oggi è considerato uno dei bianchi più importanti del Piemonte.
La vinificazione
Non esiste un solo stile di Timorasso. Ogni produttore interpreta il vitigno in modo più o meno diverso.
In generale le scelte più comuni sono:
-fermentazione in acciaio
-affinamento sulle fecce fini
-lunghi tempi di maturazione prima della vendita
Alcuni produttori utilizzano anche legno grande o barrique, mentre altri preferiscono mantenere il vino completamente in acciaio.
Altri produttori lo fanno macerare sulle proprie bucce per un periodo di tempo variabile. Altri lo spumantizzano e altri ancora producono rifermentati in bottiglia.
Il legame con il territorio
Il Timorasso non è un vitigno internazionale e non è coltivato in molte zone del mondo. È un vino che ha senso soprattutto nel suo territorio di origine.
Per questo motivo è spesso considerato uno dei migliori esempi di vitigno autoctono italiano: una varietà che racconta un luogo preciso e che difficilmente potrebbe essere replicata altrove nello stesso modo.
Qui ed ora
Ad oggi il Timorasso è diventato il vino simbolo dei Colli Tortonesi. Non è più una curiosità locale ma un bianco riconosciuto anche fuori dall’Italia ed esportato in tutto il mondo, apprezzato per struttura, complessità e capacità di evoluzione.
Se pensi che fino a pochi decenni fa rischiava di sparire…!

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