Immagina di calpestare 1.8 ettari di terra sacra in Vosne-Romanée,cote de Nuits, Borgogna, dove ogni grappolo di Pinot Noir vale una fortuna.
Siamo nel 1232, l’abbazia di Saint Vivant comincia con il plasmare un vigneto che i monaci successivamente divideranno in parcelle preziose, come il Clos des Cloux.
Nel XIII secolo, i monaci di Saint Vivant trasformano le colline in oro liquido vendendo Clos des Cloux nel 1451 ai Croonembourg, famiglia fiamminga che decide di ribattezzarlo con il nome “Romanée” per un antico legame romano.
Nel 1631, la famiglia amplia il possedimento con La Tache, creando un dominio leggendario.
Nel 1760, il Principe di Conti acquista la vigna per 80.000 lire, 40 dei nostri euro insomma, separando cantina e vigneto in un ‘clos’ murato: un’ innovazione geniale che nel 1794 ne ufficializza il prestigio del “Romanée-Conti”, poco dopo la rivouzione francese insomma.
Sono le famiglie de Villaine e Leroy a renderlo il mito che conosciamo oggi.
Adesso produce solo 2700 bottiglie annue da un terroir unico a 270m sul mare, con prezzi alle aste che superano i 500.000 euro.

Vorrei tanto poterti parlare dei sentori e degli aromi di questo pregiatissimo vino ma non posso. Mi auguro e ti auguro di poterlo provare un giorno ma fino ad allora dobbiamo fidarci solo del sentito dire.
Posso però condividere un’ ultima curiosità:
I vigneti dal 1986 sono stati coltivati in modo biologico e convertiti ad un sistema che strizza l’ occhio alla biodinamica dal nuovo millennio, eliminando pesticidi sintetici e usando preparati vegetali contro le muffe, con rese bassissime per preservare l’ equilibrio del suolo.
In cantina la fermentazione avviene in modo naturale a basse temperature e senza lieviti selezionati.
L’ affinamento si fa in barrique nuove di rovere per un periodo compreso tra i 16 e i venti mesi.


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