Quando si parla di vino si pensa che la difficoltà stia nel capirlo. Capire i vitigni, le zone, i termini giusti.
In realtà, molto spesso, la difficoltà arriva prima: sta nel sentire.
Davanti a un bicchiere non siamo davanti a un problema da risolvere, ma a una quantità di sensazioni che si muovono insieme. Odori, sapori, temperature, consistenze, ricordi vaghi, impressioni. Non sono ordinate. Non sono chiare. Non arrivano con le etichette.
Siamo poco allenati a questo tipo di attenzione. Passiamo le giornate a riconoscere cose: scritte, immagini, segnali, funzioni. Ma sentire è diverso. Sentire non chiede troppe parole complesse, chiede presenza. Non chiede di capire subito, chiede di restare un attimo li a pensare.
Il vino, in questo senso, non è complicato. È solo un po’ esigente. Chiede un tipo di ascolto che usiamo poco. Un ascolto lento, confuso, imperfetto.
Qui il non capire non è grave.
Qui va bene dire: non so bene cosa sia, ma qualcosa sento.
La sensazione di non essere preparati che gira intorno al vino lasciamola perdere. Diamoci la libertà di muovere dentro una sensazione senza doverla per forza spiegare.
Forse il primo passo non è imparare di più.
Forse è semplicemente allenarsi a sentire. Un po’ alla volta. Anche male. Magari a modo nostro…
…non solo con il vino.

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