Ogni tanto, parlando di vino, salta fuori la frase:
“Eh ma quello è fatto con le polverine.”
Detta così sembra chiaro tutto.
In realtà, quasi mai lo è.
La parola “polverine” viene usata per indicare un’idea vaga:
un vino artificiale, costruito, manipolato, lontano dalla vigna.
Ma come spesso succede, una parola semplice nasconde una realtà più complessa che a parer mio andrebbe approfondita un po’ più nel dettaglio.
Cosa si intende davvero per “polverine”
Nel vino esistono prodotti enologici autorizzati, usati per:
- chiarificare
- stabilizzare
- correggere
- proteggere
Molti di questi prodotti sono in forma di polvere e da qui nasce il termine.
Parliamo, per esempio, di lieviti selezionati, nutrienti per la fermentazione, coadiuvanti di chiarifica, correttori di acidità e stabilizzanti.
Non sono sostanze segrete.
Sono regolamentate, controllate e dichiarate a livello normativo.
Quindi il vino è “finto”?
No.
Qui ti devo fare una distinzione importante.
Usare prodotti enologici non significa automaticamente falsificare il vino. Significa intervenire su un processo naturale che, da solo, non è sempre prevedibile.
La fermentazione è viva, instabile, e talvolta puo’ fare anche i capricci.
Gli interventi servono spesso a evitare difetti o problemi irreversibili. D’altronde molti vini che beviamo ogni giorno non esisterebbero senza questi interventi.
Dove nasce allora il problema?
Il problema non è l’esistenza delle “polverine” ma come e perché vengono usate.
I casi sono due:
- Si interviene per accompagnare un vino, quindi si parte da uve sane, il vino ha una sua identità e in questo caso gli interventi sono solo correttivi.
2. Intervenire per fare un vino che non c’è, quindi si cerca di rimediare a materie prime scarse, rincorrendo uno stile deciso prima di tutto e il vino diventa più un progetto che una conseguenza.
Perché la parola “polverine” non aiuta?
Dire “vino con le polverine” semplifica un po’ troppo mettendo tutto nello stesso sacco e creando paura invece che comprensione. Sono parole che accusano senza spiegare, e sappiamo che quando non si spiegano le cose non si capiscono di conseguenza.
Quindi, per concludere. La domanda non è se vengono usate o no le polverine ma quanto spazio il produttore ha lasciato al vino per essere se stesso.
Un vino molto corretto, pulito, stabile, può essere tecnicamente impeccabile
e allo stesso tempo poco interessante.
Un vino con meno interventi può essere vivo, espressivo,
ma anche irregolare.
Non esiste una risposta valida per tutti. Esistono scelte.
Capire la differenza è più utile che schierarsi.


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