Cosa intendiamo quando diciamo “vino naturale” ?

Non so se avete mai sentito parlare di vini naturali.

Per mia esperienza, quando spunta fuori questo discorso si aprono due strade diverse in base a chi abbiamo davanti.

Chi li preferisce perché li ritiene più “genuini”.

Chi si fa una risata dicendo che i vini con le “puzze” non li vuole bere.

“Vino naturale” è una di quelle espressioni che sembrano chiare, spiegandosi da sole.
In realtà, spesso, apre più domande di quante ne chiuda.

Una parola che non è una definizione

La prima cosa da dire, senza giri:
“vino naturale” non è una categoria ufficiale.

Non esiste una definizione legale di vino naturale.
Non esiste un disciplinare che regoli questa tipologia di vini.

Non esiste una soglia oltre la quale un vino “diventa” naturale.

Esistono invece:

  • pratiche diverse
  • intenzioni diverse
  • risultati molto diversi

Tutti raccolti sotto la stessa parola.

Da dove nasce l’idea di naturale

Il termine nasce come reazione a vini sempre più standardizzati, corretti, prevedibili.
Reazione a un sistema che, per molti, aveva spostato l’attenzione dal vino al progetto.

All’inizio “naturale” voleva dire soprattutto meno interventi, più attenzione alla vigna e più rischio accettato.

Quindi non parlerei tanto di stile, quanto di posizione.

Il problema arriva dopo

Con il tempo, la parola ha iniziato a fare da scorciatoia.
E ogni scorciatoia, prima o poi, crea confusione.

“Naturale” è diventato:

  • una garanzia per alcuni
  • un allarme per altri
  • un marchio identitario
  • una promessa che forse a volte non è mantenuta.

E così vini molto diversi tra loro hanno iniziato a essere raccontati come se fossero tutti la stessa cosa.

Naturale non vuol dire “senza interventi”

Qui serve essere molto chiari.

Nessun vino è privo di interventi.
Fare vino significa decidere quando raccogliere, come fermentare, cosa controllare e cosa lasciar andare.

Ogni passaggio è una scelta.

La differenza non sta tra intervento sì o no,
ma tra interventi che accompagnano e interventi che forzano.

Quando “naturale” diventa uno stile

Un altro equivoco frequente è aspettarsi
che il vino naturale abbia un gusto riconoscibile.

In realtà alcuni vini sono puliti, per modo di dire. Altri sono ossidativi, altri instabili e altri ancora molto precisi.

Quando “naturale” diventa uno stile ripetibile, qualcosa dell’idea iniziale si perde.

La domanda utile non è “è naturale?”

La domanda che aiuta davvero è un’altra:

questo vino è stato accompagnato o è stato spinto a diventare qualcos’ altro?

Un vino può avere pochi interventi ed essere confuso. Può averne di più ed essere coerente.
Può essere sincero oppure costruito.

La parola “naturale”, da sola,
non basta a dirlo.


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