Retsina: il vino greco alla resina che divide il mondo

Il retsina è uno dei vini più antichi e particolari del mondo. Nasce in Grecia e si distingue per una caratteristica unica: durante la fermentazione viene aggiunta resina di pino, che conferisce al vino un aroma balsamico e resinoso molto riconoscibile.

È un vino che, come anticipato nel titolo, spesso divide: alcuni lo amano profondamente, altri lo trovano troppo intenso. Ma dietro questo gusto insolito si nasconde una storia millenaria che affonda le radici nell’antichità classica.

Origini antiche: perché si aggiungeva la resina?

Vediamo nascere il retsina più di 2000 anni fa, nell’antica Grecia.

I greci erano soliti conservare il vino in anfore di terracotta sigillate con resina di pino di Aleppo affinché il vino non subisse degradazione da parte dell’ aria. Con il tempo la resina entrava in contatto con il vino e, inevitabilmente, ne andava a modificare l’ aroma.

Dunque possiamo dire che la resina non è nata come ingrediente ma come soluzione indiretta di conservazione.

Quando le botti di legno e in seguito le bottiglie di vetro diventarono i contenitori principali per la conservazione del vino si rese inutile l’ utilizzo tradizionale di terracotta e resina. Ma qui la tradizione e il sapore a cui i greci erano abituati ebbero la meglio poiché diventati ormai parte della loro identità.

Foto: Eduardo- Wikimedia Commons-licenza CC BY-SA 2.0

Cos’è esattamente il retsina, oggi?

Oggi il retsina è un vino aromatizzato della tradizione greca riconosciuto dall’ Unione Europea come Denominazione Tradizionale Protetta.

Ti elenco quelle che grossomodo sono le caratteristiche principali:

Vini bianchi, con eccezioni rare di vini rosati

Gradazione alcolica tendenzialmente bassa (11-13%)

Aromi di pino, resina, erbe aromatiche mediterranee, agrumi e mela

Nelle versioni più moderne le componenti di resina e vino le puoi trovare sicuramente più in equilibrio rispetto a quanto non fossero in tempi passati, lasciando quindi spazio all’ aroma senza che il vino possa essere sovrastato.

Le uve usate

Il retsina non è legato a una sola varietà, ma ad un’ insieme di uve particolarmente tipiche

La prima uva è il Savatiano, che è la più usata. Molto resistente al caldo, diffusa nell’ Attica. Dà vini morbidi e tendenzialmente neutri. La neutralità può tornare utile perché lascia emergere l’ aroma della resina.

Raccolta di uva Savatiano. Foto: Wikimedia Commons-licenza CC BY-SA 4.0

Il Roditis. Anch’ essa è un’ uva molto diffusa, presenta note agrumate e viene spesso usata in blend (cioé con altre uve).

Assyrtiko. Sempre più usato soprattutto da produttori moderni ed è l’uva più famosa dell’ isola di Santorini. Produce retsina più eleganti e complessi.

Uva Assyrtiko. Foto: wikimedia Commons- pubblico dominio

Come si produce il retsina

Il processo è simile a quello di un normale vino bianco, quindi raccolta delle uve, pigiatura con estrazione del mosto e avvio della fermentazione.

Qui c’ è il fuori programma: durante la fermentazione viene aggiunta resina di pino di Aleppo in quantità abbastanza bassa (circa mezzo chilo o un chilo di resina per 100 litri di mosto).

La fermentazione continua ed è qui che la resina rilascia i suoi aromi.

Finita la fermentazione la resina viene filtrata e dunque tolta dal vino.

In seguito a stabilizzazione e chiarificazione il vino viene finalmente imbottigliato.


Il retsina si produce in tutta la Grecia, tuttavia ci sono zone che hanno una maggiore importanza storica.

La regione dell’ Attica, intorno ad Atene, è il cuore storico di questo vino. Il vitigno più usato in questo caso è il Savatiano.

La Beozia, altra regione, è molto vicina all’ Attica e vanta produzioni piuttosto significative.

La Macedonia, dove il retsina è prodotto principalmente con il vitigno Roditis

Il grande declino nel XX secolo

Nel dopoguerra il retsina diventò un vino economico e industriale. Veniva prodotto in grandi quantità per il turismo di massa quindi era facile trovarlo con sentori di resina troppo enfatizzati, di qualità mediocre e venduto in bottiglie economiche o addirittura in caraffe. Arrivò ad un punto, più o meno negli anni ’80-’90 in cui acquisì addirittura una reputazione negativa a livello internazionale.

La rinascita moderna

Negli ultimi vent’ anni diversi produttori greci hanno deciso di rivoluzionare questa perla della cultura enologica greca, cominciando a usare uve di maggior qualità, riducendo l’ uso (fino ad allora abusato) di resina e controllando meglio la fermentazione.

Ad oggi esistono retsina di alta qualità che stanno riconquistando l’ attenzione della critica internazionale.

Se ti sei procurato una bottiglia di retsina perché come me non riuscivi a resistere alla curiosità, ti consiglio di assaggiarlo leggermente più freddo dei bianchi tradizionali, questo perché la temperatura bassa bilancia al meglio i sentori della resina rendendoli meno “ingombranti”.

Immagine di copertina: Pianta di pino d’ Aleppo, Christian Ferrer – Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0


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