La coltivazione a “piede franco”

La coltivazione a piede franco si riferisce a una tecnica di viticoltura in cui le viti sono impiantate direttamente con le proprie radici , senza l’uso di portinnesti ibridi.

E già qui mi devo fermare per chiarirti un paio di cose, prima tra tutte è il perché sto parlando di innesti e portinnesti.

Ecco, la vite fino alla prima metà dell’ 800 viveva tranquillamente in Europa con la propria parte di radici e tronco.

Il problema è che a un certo punto, partendo dalla Francia e poi in tutta Europa, ci fu una vera e propria epidemia di questo afide (pidocchio) chiamato fillossera che, nutrendosi delle radici, faceva morire le piante una dopo l’ altra e senza alcuna pietà.

A questo punto le strade furono due: la prima era rinunciare al vino; la seconda era contrastare l’ epidemia trovando una soluzione di massa che potesse far riprendere in mano una situazione diventata ormai disastrosa.

Schiusa di larve di fillossera con elementi in fase già più adulta (ninfe striscianti)

Nessuno volle rimanere a bocca asciutta, dunque alcuni studiosi battenti bandiera blu-bianco-rossa trovarono una soluzione che salvò la viticoltura mondiale. Ossia prendere dei rametti di vite americana (che in Italia è vietato vinificare) e innestarvi la vite che era intenzione, in futuro, far fruttare e vinificare. Essendo la vite americana molto più resistente garantiva e garantisce ancora adesso il sistema migliore di contrasto a questo parassita killer.

Le viti a piede franco,però, non appartengono solo al passato.

Tutt’ ora nel mondo esistono dei luoghi specifici in cui ,grazie alla conformazione del terreno, al clima e ad altri fattori, si possono coltivare piante di vite a piede franco poiché qui, la fillossera, trova troppe difficoltà in quanto a spostamento, riproduzione e vita in generale e quindi non riesce a rompere le scatole ai viticoltori.

Qui sotto ti riporto solo qualche esempio:

  • Sardegna: Carignano del Sulcis (isola di Sant’Antioco), Cannonau, Malvasia di Bosa, Vernaccia di Oristano, coltivati su sabbie costiere.
  • Sicilia ed Isole: Nerello Mascalese sull’Etna (terreni vulcanici), Zibibbo a Pantelleria (pergolati bassi).
  • Emilia-Romagna/Veneto: Vite Fortana nel Bosco Eliceo (zone sabbiosa tra Ferrara e Ravenna).
  • Valle d’Aosta: Prié Blanc (Blanc de Morgex) a oltre 1000 metri, dove il freddo inibisce la fillossera.
  • Lazio e Sud:  Uva Cacchione a Nettuno/Anzio ), aree vulcaniche del Vesuvio (Lacryma Christi), Bacoli.
  • Altre zone: Rossese a Soldano (Liguria), Pecorino ad Arquata del Tronto (Marche).
  • Nel Mondo: Cile e Isole Canarie (Tenerife) sono tra i pochi territori dove la viticoltura è quasi esclusivamente a piede franco. 
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Ora, se dobbiamo parlare di differenze del piede franco rispetto alle viti tradizionali ma senza togliere niente né all’ una né all’ altra possiamo dire che spesso le viti a piede franco producono uve di alta qualità e con un’ espressione più autentica del terroir.

Oltre a ciò, queste viti possono anche essere più resistenti a malattie specifiche e alle condizioni climatiche locali, a volte un po’ avverse.

Dall’ altro lato, invece, tendono statisticamente ad avere una vita utile più breve rispetto alle viti innestate che possono avere un più alto standard di resilienza.

Foto dell’ articolo: Vigneti nel Parco nazionale dell’ isola di Pantelleria. Foto di Mario Squitieri – Wikimedia Commons – licenza CC BY- SA 4.0

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