Arriva un momento, nel vino, in cui tutto sembra avvenuto. Sembra di essere giunti ad un epilogo del percorso. E per alcuni vini è così.
Eppure, proprio da quel momento in poi, per altri comincia una nuova parte del lavoro. Una parte più silenziosa. Meno visibile. Ma decisiva.
E questa parte si chiama invecchiamento, o affinamento.
In questo caso il vino comincia a evolvere davvero quando smette di muoversi in modo evidente.
Quello che chiamiamo affinamento è un tempo in cui il vino si assesta, si sposta, perde qualcosa per strada ma per ritrovare altro. Un tempo in cui sembra che non succeda quasi niente… eppure succede moltissimo!
Affinare non significa semplicemente aspettare.
Significa mettere il vino in un luogo e lasciarlo dialogare con ciò che lo circonda. Con l’atmosfera, con le pareti che lo contengono, con la temperatura, con il buio, con il silenzio, con se stesso. Significa creare le condizioni perché continui a trasformarsi, senza essere più guidato in modo diretto.
Ed è qui che entra in gioco il “dove”.
C’è il vino che evolve in botte. Un luogo che non è mai completamente chiuso, anche se lo sembra.

Il legno, in questo caso, lascia passare micro molecole di aria che garantiscono piccolissimi ma costanti cambiamenti al contenuto.
Potremmo dire che qua, il vino, respira! E respirando cambia ritmo.
E la botte, spesso e volentieri, lascia sul vino la sua firma: profumi di vaniglia, profumi tostati, caffè, spezie, tabacco. I cosiddetti aromi terziari del vino.
L’ evoluzione in cemento, come l’ evoluzione in acciaio potremmo definirla invece un po’ piu’ controllata, piu’ protetta. Il vino in questo caso è da solo con se stesso, meno influenzato dall’esterno, piu’ concentrato su ciò che già possiede. L’ evoluzione è piu’ lenta, spesso piu’ silenziosa. Ma non per questo meno profonda.


E poi c’è il vino che evolve in bottiglia.
Un ambiente chiuso, scuro, apparentemente immobile. Qui l’aria quasi scompare; il tempo si dilata. Con meno interventi dall’ esterno le trasformazioni interne diventano sottili, difficili da prevedere.
Il vino cambia. Ma non sempre nello stesso modo.
Alcune sensazioni si attenuano, altre emergono. Profumi che erano evidenti si spostano, strutture che sembravano rigide si distendono, elementi separati trovano un equilibrio nuovo. Non è una linea retta. È più simile a un assestamento continuo.
Non tutto evolve “in meglio”.
Il tempo non è un miglioratore automatico. È un fattore. Può aprire o svuotare. Può chiarire o spegnere. Non esiste un tempo giusto in assoluto. Esistono tempi diversi per vini diversi, in luoghi diversi, per idee diverse di vino.
Per questo forse parlare di affinamento come se fosse un contenitore neutro è riduttivo.
Il tempo non è mai solo tempo. È sempre tempo + spazio + condizioni. E ogni scelta su dove mettere un vino è, in fondo, una scelta su cosa si è disposti a lasciare che diventi.
Forse “dove il vino evolve” conta tanto quanto “per quanto tempo”.
Perché non è solo una questione di durata, ma di relazione con l’ ambiente.
Il vino evolve sempre.

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