Qualcuno sa cosa vuol dire, qualcuno l’ ha già sentito dire ma non ha mai indagato.
Partiamo dalla sensazione, non dalla definizione
Il tannino non è un sapore. È una sensazione fisica.
È quella cosa che asciuga la bocca, fa sentire le gengive un po’ tese, allappa, ti fa venire voglia di bere un altro sorso.
Se hai mai bevuto un tè molto concentrato o mangiato una noce acerba, un carciofo crudo o un caco non maturo, ci sei già passato.
Da dove arriva il tannino
Nel vino, il tannino viene soprattutto dalle bucce dell’ uva, dai vinaccioli e a volte dal legno. Quindi non è un difetto, non è un’aggiunta strana, è semplicemente materia prima.
Perché a volte dà fastidio
Il tannino di per se non è un problema, anzi. Però puoi trovarti nella situazione in cui crea fastidio, per esempio quando questa componente si fa sentire più delle altre coprendo aspetti che invece dovrebbero o potrebbero essere risaltati, minando così l’ equilibrio.
Ma tannico non è una condanna!
Un vino tannico può tranquillamente cambiare nel tempo, magari funzionare meglio se accompagnato a un piatto giusto. Alle volte anche raccontare un territorio e un vitigno in modo molto diretto.
Molti grandi vini lo sono.
Molti vini che oggi sembrano duri, domani possono diventare sorprendentemente gentili.
Qua sotto ti riporto un’ immagine che puo’ essere d’aiuto a capire. Non è necessario soffermarsi sulle parole difficili.
Ci basti pensare che, come detto prima, i tannini possono derivare dal legno della botte (nel caso in cui il vino viene affinato in botte di legno), dal raspo (ciò che tiene insieme gli acini), e dall’ acino (bucce, vinaccioli).
La scala che vedi a destra rappresenta semplicemente quanto sono astringenti i vini fatti con quelle tipologie di uva, dal piu’ basso al piu’ alto.


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