Quando si parla di mineralità non si parla di un sapore.
Minerale è una parola elegante, lo percepiamo dicendolo ad alta voce che suona bene, sentite come è scorrevole ?
Fa pensare a qualcosa di puro, di profondo, di legato alla terra. Suona seria, competente. E proprio per questo potrebbe essere usata senza sapere di preciso cosa si sta dicendo.
Perchè, pensaci un attimo: che sapore ha un minerale?
Le pietre non si mangiano, il gesso non si assaggia, il ferro non è un aroma.
Eppure quando diciamo “minerale”, sappiamo tutti piu’ o meno cosa intendiamo.
Non è un gusto preciso, piuttosto una sensazione.
Qualcosa che:
- asciuga la bocca
- rende il vino meno rotondo
- meno dolce, anche quando il residuo zuccherino è praticamente pari a 0
Mineralità è una mancanza di qualcosa.
Mancanza di morbidezza, di sentori fruttati invadenti. Mancanza di facilità.
Il problema nasce quando “minerale” diventa una scorciatoia. Una parola che usiamo per non dire che il vino è magro, spigoloso.
Quindi la mineralità dove sta? dove la sentiamo? nella pietra?
O forse nel modo in cui il vino si muove nella nostra bocca? Perchè in questo caso, per fortuna, non c’è bisogno di una parola sola.
Dunque, cosa potremmo voler dire con la parola “minerale”?
Probabilmente potremmo dire che è un vino che non ti coccola. Non ti conquista con il frutto, non è ruffiano con la dolcezza. Lascia la bocca asciutta per poi provocare salivazione subito dopo, invece di avvolgere.
Una sensazione, perché no, di essenzialità.

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