Falernum-Falerno del Massico riserva Villa Matilde

Posted on 25 agosto 2014

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Massimo Di Marco ci descrive uno dei vini “storici” della nostra penisola.

“Noc cellis ideo contende Falernis” ..<<Perciò  non gareggiare con il Falerno>>.. scriveva Virgilio nelle Georgiche.. La prima volta che ho letto del Falerno e della sua antica fama ne sono restato fascinato, mi ha preso una viva curiosità e la voglia di provarlo e conoscerlo. Si tratta di un vino antichissimo sotto la cui denominazione oggi viene prodotto nelle tipologie rosso e bianco.

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Il rosso è ottenuto da uve Aglianico e Pedirosso, mentre il bianco lo si ottiene dal vitigno Falanghina.  Se ne produce anche una terza versione a base di Primitivo. La zona di produzione è collocata a nord della provincia di Caserta in Campania settentrionale non lontano dal confine col Lazio. È dominata a nord ovest dal complesso vulcanico di Roccamonfina e attraversata in senso sud est – nord ovest dal massiccio calcareo del Monte Massico. Il complesso di Roccamonfina è un antico vulcano ormai spento la cui area misura 450kmq e per dimensione ê il quarto in Italia, il quinto per altitudine dopo l’Etna, il Vulture, il Vesuvio e il monte Amiata.

complesso vulcanico di roccamonfina

complesso vulcanico di roccamonfina

I romani chiamavano quest’area col nome di Ager Falernus, e il vino che allora vi si produceva era venduto in tutte le province dello sterminato impero romano in anfore di terracotta che erano contrassegnate dai ” Pittacium“, le etichette dell’epoca, sulle quali si specificava il tipo di vino, la zona di provenienza delle uve e l’annata di produzione. Le navi onerarie deputate al trasporto di Falernum salpavano dai porti di Sinuessa, Gianola e dalla foce del Garigliano. Da Manchester a Marsiglia da Dusseldhorf e Colonia, fino a Cartagine nel Nord Africa, nei fondali di tutto il mediterraneo, sono state trovate anfore di Falerno il vino dei re, il vino più desiderato e costoso di tutto l’impero romano. Come sarà allora questo vino, sarà davvero all’altezza della sua antica fama, sarà tutt’oggi merito del suo antico prestigio e alla pari dei “grandi” del nostro tempo? Queste le domande che mi ponevo, ed ecco le mie impressioni dopo aver degustato il

FALERNO DEL MASSICO ROSSO RISERVA 2006 di VILLA MATILDE

 

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Nel bicchiere si presenta con un colore rubino pieno e compatto, media trasparenza media consistenza . Linea netta e persistente sulle pareti del bicchiere che cola lentamente e in fitti archetti. Al naso è intenso e complesso, accusava giusto un po’ di odore di chiuso ma con dovuta areazione ha lasciato spazio ad un bouquet ampio, ricco e variegato. Tanti frutti rossi maturi e squisiti in cui si distingue bene il lampone, la ciliegia, un filo di mora, la viola, quasi la dolcezza della confettura, un fondo di mandorla, liquirizia, un’inizio di terziari in cui si rintraccia un qualcosa ch’è tra le foglie secche in decomposizione del sottobosco e il cuoio, altre spezie. Per via retrolfattiva, il fin di bocca scopre mineralità lavica. Una bocca fine e dall’attacco setoso, snello e ben affinato, non eccessivamente caldo, morbido, secco, ma non così asciutto e austero come altri  Aglianico vinificati  in purezza assaggiati di recente; un po’ addolcito nel frutto probabilmente per apporto del pedirosso. Tannino che c’è ma non irrobustisce il corpo del vino lo si percepisce solo sottilmente nel finale, non ha gran nerbo, acidità un po’ sommessa, discreta sapidità. Di corpo medio, persistenza un po’ deludente, bocca abbastanza intensa, nonostante la “scarsità” di durezze lascia una buona impressione di equilibrio e armonia. Comunque è ben fatto, interessante e con un proprio carattere. Gli manca forse un po’ più di incisività. Un vino maturo, ma che pu  divenire ancora più interessante con l’ulteriore evoluzione dei terziari. È perciò  secondo me da riprovare tra 2-3 anni.. Eccezionale persistenza e intensità olfattive. Migliore il secondo giorno, esprime un naso ancora più intenso e pulito, e maggior presenza del tannino, ancora integro e intatto dall’ossidazione il terzo giorno con profumi sempre molto intensi e puliti che si sprigionano dal bicchiere. Comunque un vino che mi ha colpito in positivo tanto che sono andato subito ad acquistarne una seconda bottiglia e che a mio avviso merita un posto d’onore tra i grandi vini d’Italia.

Massimo Di Marco

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