Non più Tocai solo Friulano

Posted on 19 ottobre 2012

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Marina Betto oggi ci racconta di un’interessante degustazione di uno dei vitigni faro dell’enologia friulana e non.

Ero abituata a berlo con il nome di Tocai, ma con l’annata 2008 si è spento questo nome sulla bocca; per intendere questo vino oggi si dice “Friulano”, da quando cioè abbiamo perso il contenzioso con l’Ungheria e la Comunità Europea ci ha condannati a non utilizzare più questo nome per questo vino, che si discosta comunque per tipologia da quello ungherese, e quella vena amara, tipica, forse rimane per sottolinearne il nerbo, e la forza stoica del Friuli Venezia Giulia,culla della cultura latina,slava e germanica, che anche dalla storia è sempre stato lacerato e piegato. Un’altra sconfitta, verrebbe da dire,ma pare non sia così. Il Friulano è un vino icona per questa regione; non se ne produce molto, perché è la qualità quella che viene inseguita, riuscendoci. La regione si assesta tra i primi posti, dopo la Francia, come luogo di produzione di eccellenza di un intero territorio.

 

Fino a trenta anni fa il Friulano era un vino da bottiglieria, un vino autoctono che non sapeva diventare internazionale. Oggi da questo vitigno si ottiene tutto. E’ un vino secco, difficile, con note precise, tendenti all’amaro, anche quando si tratta di quelle fruttate; sembra insomma tutto negativo, mentre stupisce la sua eleganza, sottile, mai urlata;il suo più grande pregio è quello di sapere fondersi con il sapore del cibo, e così creare un sapore unico, un armonia. Gli Chardonnay o i Sauvignon spesso o esaltano il cibo o ne vengono sovrastati, non sono in grado di trovare una sintesi con esso, cosa di cui il Friulano invece sembra essere capace.

Tra il caleidoscopio di Friulano oggi prodotti assaggio sei bottiglie dell’annata 2011 e cinque del 2010.

 

 

Comincio con Colli Orientali del FriuliAquila del Torre 13% vol giallo paglierino scarico molto trasparente, con un naso che va subito giù in verticale, scuro di erba fresca e nocciola. Ha una tessitura fine e quasi tannica sostenuta dall’acidità importante, chiudendo con una scia sapida e una bella persistenza. Un vino sicuramente longevo.

 

 

 

Il secondo è un Friulano del Grave Di Lenardo- Toh 13% vol giallo paglierino più carico, dal naso subito avvolgente di erbe e mela e frutta secca; un impatto molto polposo con lunga persistenza nel finale sapido.

Il terzo assaggio è di Angoris 13 % vol con note minerali e quasi di sughero;scardina gli stereotipi cui siamo soliti abbinare i vini bianchi e rossi, mettendo in evidenza profumi attribuibili più spesso ad un vino rosso, come le note di sottobosco e selvatico , di fogliame e terra bagnata. La sua espressione è una voce astringente equilibrata e bilanciata tra freschezza e acidità.

Passo quindi al Toros 14% vol, siamo nella zona del Collio Goriziano. E’ una versione un po’ più spinta del Friulano , con sentori vegetali quasi di un Sauvignon. Si apre con un naso di frutta secca e liquerizia con mineralità spiccata. Al gusto è quasi dolce, suadente e morbidissimo, masticabile mentre si trasforma nella nota tipica lievemente piccante.

 

Il quinto è di Venica & Venica Ronco delle Cime 14 %.Giallo quasi dorato è fresco di terra bagnata, quasi insapore; poi si srotola fino a diventare intenso , balsamico e sapido.

 

Finisco il 2011 con Villa Russiz 14,5% vol dal naso pulito e profondo con note di terra e una punta selvatica. In bocca è pieno forte e deciso con una fragranza di lievito e erbe aromatiche, sapido.

Di Schiopetto 2010 13,5% vol. Collio Friulano dal colore paglierino brillante si avverte subito la piacevolezza acida e fruttata di ananas acerbo, con la nota vegetale meno pronunciata; in bocca è leggero con una progressione di sentori fruttati maturi.

Il Friulano di Borgo San Daniele sembra giovanissimo con il suo vegetale fresco di fiori bianchi e primizie verdi ( asparagi) con richiami di ribes.

Lis Neris 13,5% La Villa ha una buona fragranza vegetale, poi buccia di agrumi e fiori di arancio, che accompagnano la sorsata sottilmente minerale e sapida. Vigne di Zamò – Vigne Cinquant’Anni Friulano 2010 13.5% vol all’olfatto è chiuso ma estremamente seducente e molto minerale. Frutta esotica e note vegetali delicate prendono al naso. In bocca è aromatico e sapido , veramente una bella espressione di questa tipologia di vino.

In fine Vie di Romans 14% che fa legno, ed è appunto questa la sua nota stilistica. Ha un bagaglio speziato, minerale e vegetale più grosso e avvolgente. Vino nitido che racconta il territorio e mi fa concludere questo breve escursus friulano degnamente.

L’abbinamento con il cibo di questo vino bianco austero e maschile riesce perfettamente con il Prosciutto S. Daniele,con i funghi e i tartufi,con il Montasio e i carpacci di pesce e carne, provatelo anche con il sushi, ma accanto a se non vuole mai il limone.

 

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