Vigne a piede franco

Posted on 8 ottobre 2012

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Vigne a piede franco cosa vuole dire? E’ una vigna che non è mai stata innestata su radici americane, in seguito alla piaga della fillossera vastatrix alla fine del XIX secolo. Questa terribile “peste” si abbatte con violenza in ogni vigneto distruggendo praticamente l’apparato radicale della vite. Tutto il vigneto europeo, mondiale è stato contagiato da questo piccolo parassita finchè non si trovò il rimedio che consiste di innestare la vitis vinifera su barbatella americana,infatti le Americhe sono il luogo dove la Philloxera parti per la sua crociata anti vigne e nel corso dei secoli la vitis selvatica americana ha imparato a difendersi da questo insetto. La philloxera è originaria del Nord America. In Europa quando l’insetto distrusse praticamente tutti i vigneti, ci si rese conto che c’erano delle piccole zone delimitate dove la philloxera non riusciva ad attaccare l’apparato radicale: queste zone erano spesso con suoli sabbiosi oppure naturalmente isolati. Spesso si sente dire che il vino prodotto dalle vigne pre fillossera era nettamente migliore; non vi è mai capitato di andare in qualche paesino e parlando con gli anziani affiorano i loro ricordi nei quali affermano  che i loro padri raccontavano delle virtù del vino di allora era molto meglio!!!! I vini hanno perduto una parte della loro identità infatti i porta innesti operano come un filtro tra il suolo e l’uva. E’ cio che afferma Claude Bourguignon, che insieme alla moglie Lydia, è uno dei massimi esperti di microbiologia del suolo (con grandissime aziende come , la Romanee Conti , che ricorrono ai suoi consigli) ed è anche un ardente promotore delle vigne a piede franco. Spesso svolge analisi in vigneti philloxera free ed ecco le sue conclusioni:la specie europea Vitis Vinifera adora i suoli clacarei. Purtroppo le barbatelle americane non si sviluppano nel calcare , rifiutano questo tipo di suolo anzi lo evitano. Sviluppano una struttura radicale molto superficiale “. I francesi nel 1868, quando per la prima volta la fillossera sbarcò nella regione del Gard, poi si diffuse in tutta Europa, cercarono in tutti i modi di porre rimedio a questa catastrofe; ci riuscirono nel 1880 ( anno in cui questo afide arrivò anche a Imperia) quando fecero i primi innesti su barbatelle americane. Questa intuizione, che salvò il mondo vinicolo mondiale, fu vissuta come un dramma dai nostri cugini d’oltralpe che non si rassegnarono mai all’idea che i vini non sarebbero stati più gli stessi. In effetti buona parte del vigneto Francia affonda le sue radici, superficiali e non, su un suolo prevalentemente calcareo. Altro aspetto negativo della viti half &half, sarebbe il vigore e l’eccessiva tendenza degli innesti americani a produrre molta vegetazione e frutto. Questo è attualmente un paradosso, sempre secondo Claude, in un’epoca dove si ricerca la qualità e si battaglia ogni anno per limitare le rese. Queste viti si trovano in Italia in diverse aree dove ci sono particolari caratteristiche: terreni vulcanici abbastanza acidi, suoli sabbiosi, vigneti in altitudine, sopra i 1200 mt ( Valle d’Aosta e Etna, tanto per citare i primi che mi vengono in mente) in quanto il freddo uccide la fillossera. Ricordiamo in Valle d’Aosta il Priè Blanc, il Carignano del Sulcis in Sardegna, l’Alicante sull’Etna, Casavecchia  e Piedirosso in Campania, il Rossese Bianco in Liguria, ecco un piccolo elenco dei vini che ho assaggiato e che mi hanno lasciato un ricordo molto vivo della loro profondezza di aromi sempre legati al terroir ed in modo molto fine . In Francia della questione a piede franco ne fanno addirittura una menzione sull’etichetta è il caso delle Vieilles Vignes Francaises della Bollinger,

 

Asteroide del compianto Didier Daguennau, oppure Henry Marrionet che ha uno dei più vasti vigneti franco di piede in Francia, 5 ettari nella valle delle Loira nel Touraine, ed ha dedicato una selezione chiamata Vinifera a questi vitigni.

Una delle regione che preferisco, la Borgogna, ha qualche esempio di vigne a piede franco. Nella zona del Macon, il Domaine Guillot-Broux un piccolo Clos, cioè un vigneto circondato da muretti, è stato piantato secondo le norme dell’epoca pre fillossera: con una densità di impianto di 19000 ceppi per ettaro contro gli odierni 10000. Nel 2003 il clos ha fatto nascere la sua prima cuvee, pochi grappoli per pianta, acini molto piccoli; Ludovic Guillot afferma: per il suo primo millesimo siamo rimasti sorpresi dall’equilibrio e dalle qualità aromatiche. Anche Philippe Charlopin, dell’omonima azienda situata a Gevrey Chambertin, a Marsannay , nel nord della Cote des Nuits, ha sperimentato la vigna a piede franco. Ebbene ecco cosa racconta: Le vigne sviluppano molte più radici che vanno in profondità e fanno degli acini e grappoli molto piccoli. Si ottiene un migliore equilibrio dell’uva. Basta masticare un acino prima delle vendemmie, per capire la differenza. Anche il Domaine Leflaive sta effettuando una sperimentazione con lo Chardonnay. Ma allora perchè non reimpiantare i nostri vigneti con queste viti pre fillossera? Semplicemente perchè la fillossera è ancora presente, piantare questo tipo di vigne è ad alto rischio. Un vigneto di Daguennau non è riuscito ad arrivare alla boa della sua prima giovinezza: i 20 anni.  L’impianto di una vigna non innestata potrebe riuscire, sopratutto nei primi anni di vita, ma potrebbe anche fare aumentare la popolazione di fillossera . Se il vigneto rimane isolato, va bene ma se i vari vigneti di questo tipo si moltiplicano c’è il serio rischio dell’aumento dell’afide con seri danni per tutti i vigneti. Ricordiamoci del caso della California quando hanno dovuto impiantare nuovamente molti vigneti perché le barbatelle non erano abbastanza resistenti. A distanza di secoli dalla sua prima apparizione, il problema philloxera non ha ancora una soluzione.

 

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