Dom Perignon 2003, solo annata particolare?

Posted on 7 aprile 2012

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Dom Perignon il mito dello Champagne, un modello di marketing e di qualità da seguire e imitare, cambia stile . Si passa dalla leggerezza e finezza del classico Dom Pè ,ideale come aperitivo da sorseggiare e bere in qualche lounge, a quello più accattivante che inizia con l’annata solare ed atipica, per lo Champagne, del 2003. Richard Geoffroy ha segnato una svolta.

L’eclettico chef de cave, ma lui è praticamente colui che decide tutto  a Hautvillers, ha deciso di dare una svolta , un segnale di cambiamento aumentando in modo importante la percentuale di Pinot Noir nell’assemblage: si passa da un 50/50 ad un netto 65% a favore dell’uva a bacca rossa. Perchè un cambiamento cosi radicale, che porta il Dom Perignon ad essere simile alla Grande Dame della Veuve Clicquot 2004, che ho assaggiato negli ultimi giorni e posso assicurarvi che è una BOMBA .

La Grande Dame, già,io non sonomai stato un fan o  un amante della Veuve Clicquot, ma questo ultimo millesimo mi ha fatto ricredere; appena dopo il Vinitaly sono stato da loro nello splendida proprietà che hanno a Reims, l’Hotel du Mars, e li parlando con chef de cave abbiamo ripercorso la storia della Grande Dame assaggiando diverse annate fino a notte fonda, ma nel mio cuore è rimasto il 2004 che darà molte soddisfazione in futuro. Ritorniamo a Dom Perignon, anche se le due marche sono cugine, ed al cambiamento. Appunto perchè questo cambiamento? In primis è stato dettato dall’andamento dell’annata molto solare e poi dalla voglia e volontà del grande capo Richard di riposizionarsi in un mercato non molto affezzionato al mitico Champagne. Parliamo del grande mercato asiatico. I numeri di Dom Perignon sono impressionanti, non so quante bottiglie hanno prodotto nel 2003, ma so con esattezza che producono 5 e ridico 5 milioni di bottiglie annualmente e queste quantità impressionanti devono piazzarle da qualche parte. Il mercato europeo è in ribasso e cos a meglio di aprirsi al mondo asiatico, con uno champagne a loro gusto, che ha un bacino di possibili bevitori che è enorme. Richard ha capito tutto questo e reinventa lo Champagne, voci dicono che la strada è segnata, che lo stile cambierà , che bisogna dimenticarsi il Dom Pè delle annate fino al 2002, insomma c’è molta confusiono e mistero intorno a questo soggetto. Richard Geoffroy è diventato il grande capo della Dom Perignon ed è praticamente lui che decide tutto ( vi assicuro che in una maison questa cosa è la prima volta che accade che un chef de cave ha potere praticamente assoluto), personaggio molto carismatico che ama il palcoscenico ed il ruolo di primo attore: alla presentazione del millesimo si è fatto proiettare la sua immagine in 3D simultaneamente a Parigi, Londra , New York e Tokyo ed ha iniziato a parlare.

PS) guai a criticargli il suo prodotto……

All’uscita dell’annata 2002 ho avuto l’occasione di essere invitato al Chateau de  Sarran per una mitica cena con lui e poi il giorno dopo a Hautvillers nella storica abbazia dove ci ha guidato in una mitica degustazione di Dom Perignon Blanc et Rosè e di Oenoteque. Ebbene alla mia precisa domanda di quanti milioni di bottiglie producono, annualmente, la risposta è stata appunto di cinque ma ha pero ribadito che fare uno Champagne da un piccolo appezzamento o vigneto , esempio il Clos du Mesnil, è molto facile perchè ti affidi all’annata ed hai tutto il resto, mentte fare uno champagne di alto livello, come è il Dom Perignon, da centinaia di appezzamenti e fare gli assemblaggi è molto più difficile e praticamente ci vuole un super chef de cave come lui.

Ma alla fine come è il 2003?  Il colore è un giallo paglierino bello carico ma con riflessi verdolini che lasciano intravedere la sua gioventù. Le bolle sono semore fini e continue come nella migliore tradizione del Dom. Al naso appare meno immediato che le altre annate, con accenni evolutivi molto ben integrati nella complessità aromatica. Una vera e propria concentrazione di frutto, di note agrumate, di zest di limone, di pinoli, di crema pasticcera la limone, ancora di fiori bianchi. Una bella nota salina. Al palato ha una struttura molto più intensa rispetto ai precedenti, con una sorprendente freschezza e un frutto molto maturo quasi solare ( come siamo poco abituati a queste latitudini)con una nota minerale acida molto importante. Insomma è uno Champagne che potrebbe farci sognare tra qualche anno, uso il condizionale perchè secondo me gli manca quella tensione acida minerale tipica degli champagne da grande invecchiamento.

 

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