Siciliano o francese? Le verticali di Palari

Posted on 1 marzo 2012

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Marina Betto racconta la degustazione di un grande di Sicilia, l’azienda agricola Palari, grande interprete del Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio: uve che spesso vengono paragonate al Pinot Noir di Borgogna.

Una camicia a quadretti larghi,giacca anch’essa profilata di quadri, occhiali di tendenza, capelli lunghi un po’ svolazzanti , in breve l’aspetto di un architetto tipo. Salvatore Geraci spiega il suo vino ad una sessantina di persone intervenute alla verticale di cinque annate di Rosso del Soprano e dieci di Faro Palari.

Senza falsa modestia dice che il vino che produce, alle falde dell’Etna ( 800m sul mare, terreno a terrazze, vendemmia a mano), da vitigno Nerello Mascalese, non ha nulla dello stereotipo siciliano, il suo è un prodotto elegante, fantastico, che ha cambiato l’idea che si aveva sui vini siciliani, forti e alcolici.Venticinque  anni fa vince un concorso gastronomico, incontra Veronelli, che gli fa un regalo presentandogli l’enologo Donato Lanati, che ha la grande intuizione di fare un vino diverso con il Nerello Mascalese, che trova affine al Pinot Noir francese di Borgogna. Da questo vitigno nasce un vino che non ha sentori facili, ruffiani, non ha colore,ecco l’intuizione diDonato Lanati di partire con la barrique; nasce con semplicità la storia di Faro Palari, senza strategia di marketing, un cavallo di razza che si vede all’arrivo.

Iniziamo la degustazione con il Rosso del Soprano 1997 ( un Sicilia IGT 12% vol), matura in barrique per un anno, da uve Nerello Mascalese 50% e Nerello Cappuccio30%, coltivate ad alberello, hanno 60/ 70 anni di età; l’alberello è indispensabile in Sicilia per la coltivazione dell’uva, uno perché le radici riescono ad andare più in profondità in un terreno lavico difficile da lavorare difendendosi anche dalla siccità, due perché l’isola è ventosa e la pianta deve essere ben radicata. Questo vino si presenta rosso granato con riflessi aranciati, trasparente; al naso sentori minerali ed ematici, ferrosi e di terra bagnata, una nota mai scura di frutta fresca bensì acidula di scorza di agrumi, poi cedro e tabacco. All’assaggio, un vino che ha 15 anni di età, è ancora fresco e sapido, ritorna la nota di fragolina e lampone insieme alla scia sapida salmastra ferrosa ma dolce.

Secondo assaggio con Rosso del Soprano 1999( 13% vol) sempre granato con tocco aranciato, trovo un naso più scuro, terra bagnata, e sensazioni di legna arsa, quasi di pece, manca la componente fruttata. In bocca è fresco, salino, salmastro con tannino sottomesso dall’acidità, una bella piacevolezza di beva, sebbene un po’in dietro rispetto al precedente.

Terzo assaggio Rosso del Soprano 2001( 13%vol)colore granato luminoso, rispetto ai due precedenti,profumo pieno di confettura misto a profumi di legno bruciato, sfumature di speziatura e incenso, all’assaggio è elegante, setoso con ricordi di liquerizia, fresco e sapido,profondo e persistente con un tannino più presente nel finale dando quasi un tocco di pepe, il migliore della serie.

Poi Rosso del Soprano 2003 unghia sempre trasparente, vira al mattone, annata caldissima ricorda Geraci, che ha prodotto un vino concentrato, al naso una nota grafitosa e di legna arsa, quasi mentolata, il sentore fruttato è scarso, in bocca vi è tannino e sapidità e la nota acida della fragolina di bosco.

Quinto assaggio Rosso del Soprano 2009, un bel viola rubino trasparente, all’olfatto note minerali e fruttate di lampone e fragola succose, manca la speziatura che avrà bisogno di tempo per uscire fuori, il sorso è sapido e fragrante con un tannino non protagonista. Finita questa verticale di Rosso del Soprano colpisce la linearità di questo vino, che non si differenzia, bensì c’è una materia che rimane costante, grazie ad un metodo costante.

Si prosegue con la verticale di Faro, l’altra anima del Nerello Mascalese, come disse Veronelli. Vinificato in barrique dove vi sosta per almeno 18 mesi, da uve Nerello Mascalese 50% Nerello Cappuccio30% e Nocera 10% a.v. 10%.

Primo assaggio Faro 2000 (13% vol.) sa di tappo. Si cambia bottiglia e avvina il bicchiere;osservo che il rosso granato con lieve unghia arancio è come una tenda di velluto che si apre sull’opera , con note minerali e di frutta rossa, fragola e ciliegia, speziatura e note mentolate. Sarebbe perfetto con un pesce, “agghiotta di pesce spada”.Il tannino è attento, con sensazioni molto cupe e mascoline, poi tabacco , legno di cedro; un vino interminabile con un’eco minerale.

Annata 2001 (13% vol.) rosso granato, Geraci lo paragona ad un Pinot Noir di Pommard  in Borgogna, i Pinot Noir di Francia non hanno però il colore mediterraneo dice ; si avverte un quadro meno complesso, meno speziatura, macchia mediterranea soprattutto. Il tannino è evidente e meno dinamico rispetto al 2000 , nel fondo una nota ammandorlata.

Passiamo all’annata 2002, ma si avverte odore di ridotto nel bicchiere, dobbiamo aspettare e passare a quella successiva la 2003 annata caldissima, viene ricordato, colore più luminoso rispetto agli altri due, tracce di tabacco, china, rabarbaro, fragola, e note di humus e salinità; gustativamente si ha l’impressione di maggiore alcolicità, con un medio tannino, struttura calda e avvolgente, con rabarbaro che torna in bocca insieme alla nota quasi di salamoia.

Torniamo quindi alla 2002 (13 % vol) con un bel colore granato di media trasparenza, subito terra bagnata, un tocco floreale di viola, poi cardamomo, ma non c’è distinzione tra le varie sfumature, sembra un vino facile, semplice, freschezza e sapidità con un minimo di tannino, tutto qui il senso di questo vino eccezionale.

Annata 2004( 13% vol) rosso rubino trasparente tendente al granato, al naso note minerali e fumé, tabacco liquerizia e un tocco mentolato. In bocca è avvolgente e rotondo, morbido, vi è un gioco tra la sapidità e il fruttato che ritorna e il minerale; ma la 2002 ha un respiro diverso, una pulsazione diversa, è senza dubbio il migliore dell’assaggio.

Annata 2005 colore rubino di buona concentrazione, al naso una nota selvatica di pelo bagnato, seguita da una fragolina di bosco, caffè, un naso intrigante;ha una bella scia finale e grandi potenzialità da vedere in prospettiva. Poi l’annata 2006 di color rubino netto tendente al granato, subito una nota fruttata di mandarino e una punta di fox che fondono un sentore minerale e balsamico. Nell’assaggio il tannino è fresco compenetrato alla traccia minerale, persistendo ed esprimendo già grande carattere. Passiamo alla 2008 (13,5% vol.) un rosso rubino carico, note vinose giovani di frutto rosso, la terra bagnata è appena accennata; la tipicità del Faro è la bevibilità equilibrata, una salivazione dovuta alla freschezza nel finale, che ritorna con le note fruttate; è più semplice e manca di complessità , ma è lui in nuce.

In fine annata 2009 un rubino perfetto con traccia purpurea limpido e trasparente, da pochissimo in bottiglia, il legno non si sente minimamente, bensì spiccano le note fruttate e di ciliegia; dinamico nell’assaggio e di grande progressione promette grandi cose.

Geraci conclude dicendo che non sempre il confronto tra una donna di venti anni e una di quaranta sia a favore di quella più giovane, come i suoi vini; quella più matura spesso è più intrigante, più espressiva, più donna.

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