Vini naturali a Roma

Posted on 23 febbraio 2012

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Marina Betto racconta la sua esperienza aVini Naturali.

Si è conclusa da poco la manifestazione”Vini Naturali a Roma” in una domenica uggiosa che non invogliava ad incuriosirsi, un po’ come passeggiare in una vigna in questo periodo, ci sono solo dubbi e speranze che aleggiano tra i filari. Con lo stesso spirito ci si addentra tra i banchi d’assaggio di questa manifestazione, ma subito l’umore cambia e soprattutto l’entusiasmo e la voglia della maggior parte dei produttori ti spingono a crederci.

“Vini Naturali a Roma” è alla sua IV edizione, e vuole essere un filo diretto tra produttore e consumatore ( all’Hotel Columbus una sessantina di produttori), così spiega l’organizzatrice Tiziana Gallo,tutto il lavoro che c’è dietro ogni vino, cosa significa per questi vignaioli fare il vino, spesso una scelta di vita che non si aliena dal quotidiano.

E’ proprio questo spirito contadino, fatto di duro lavoro , da chi vive e sente la terra in tutti i sensi, tutti i giorni, ed è abituato a fare, produrre senza troppi mezzi, spesso confidando solo nella fatica delle proprie mani e di quella dei suoi familiari, che colpisce e desta una certa ammirazione, per l’impegno profuso al fine di ottenere un prodotto, sano, pulito, sincero.

Assaggio di Cantine del Castello Conti “il rosso delle donne” Boca 2006 e 2007, piccolo gioiello dell’enologia piemontese, ottenuto da uve nebbiolo, vespolina e uva rara, che come mi spiega una delle tre figlie del Cav. Ermanno , rappresenta un progetto in cui vino arte e cultura del territorio si incontrano. Poi di Carussin il “ Lia Vì”espressione del barbera d’Asti con una struttura più acida rispetto a quello d’Alba, che viene affinato in cemento, ottenendo un vino legato e rotondo. Poi “l’Asinoi” e “La Tranquilla”, sempre dei barbera,quest’ultimo morbido sebbene il carattere acido sia molto presente ma ne stonda il corpo lasciando una prolungata scia di liquerizia;e sempre della stessa azienda “Filari Corti”, un moscato, ottenuto senza aggiunta di lieviti da mosto parzialmente fermentato, sembra miele di acacia puro che ti scivola in bocca.

Del Consorzio Simbiosa, che applica agricoltura biologica per la coltivazione dei vigneti, niente fertilizzanti artificiali ne’ organismi geneticamente modificati; in cantina poi il vino può essere prodotto esclusivamente da uva coltivata da loro stessi, la vendemmia è manuale, obbligo di macerazione dei vini bianchi e rossi per minimo 24 ore, si utilizzano lieviti indigeni per la fermentazione alcolica, quella malolattica deve essere spontanea, tutto nel rispetto delle leggi naturali fondamentali. Di Mlecnick  lo chardonnay 2006 e 2007, e il” Rebula” il nome sloveno di Ribolla , che fa legno ed è piacevolmente mielata, e il” Merlot“2006 di nerbo secco e struttura tannica.

brie de meaux

Una pausa tra i formaggi selezionati di Valsana: il Brie de Meaux AOC francese, a pasta molle con crosta bianca, dolce e retrogusto di nocciola, fu definito durante il Congresso di Vienna( 1815) il re dei formaggi.

cornish yarg

Il Cornish Yarg proveniente dalla Cornovaglia in crosta di foglie di ortica, è delicato burroso con note di mandorla e pungenti di yogurt, uno tra i migliori formaggi inglesi artigianali.

valdeon

La Gruyere AOC svizzera dolce e fruttata, e il Valdeon DO dalla Spagna, un formaggio azzurro ( Queso Azul) avvolto in foglie di acero, ha una pasta molle con muffe bianche e verdastre.

Continuo la degustazione con i Dolomitici, che amano definirsi Liberi Viticoltori Trentini, 11 viticoltori amici, orgogliosi di essere contadini che desiderano salvaguardare la natura, credono nell’ espressione autentica degli atti agricoli, credono che la pianta coltivata in modo sano darà un frutto espressione della sua autenticità, mantenendo un gusto originario e la sua attitudine ad un’evoluzione naturale, ottenendo così un vino che è espressione di un territorio, di un vigneto, di un’annata e del pensiero di chi lo ha prodotto.

Mi perdo nell’ascoltare i racconti del proprietario dell’azienda Vilar, e la sua filosofia di produzione, con vitigni autoctoni: nosiola,lagrain,teroldego.

La Nosiola di Cesconi, proveniente da filari vecchi di 50 anni, il “ Vigna Sottovi” di Francesco Poli, molto floreale, utilizza pochissima solforosa,quella di Castel Noarna 2010 prodotta vicino a Rovereto, e quella di Vilar nosiola prodotta facendo sostare il mosto sulle bucce per 10 mesi, poi la svinatura in anfore di terracotta. Sempre di Vilar il Gewurztraminer, piacevolmente erbaceo,lo vedo accompagnare risotto agli asparagi e insalate fresche con funghi crudi affettati sottilmente; e un Pinot Nero al quale il produttore non ha dato ancora un nome e probabilmente chiamerà Sas Ross, macera sulle bucce quel tanto che basta a non far sparire i profumi varietali di piccoli frutti rossi,svinatura in anfora di terracotta e affinamento in bottiglia, lo trovo ancora un po’ spigoloso ma è lo start per l’invecchiamento. Infine” CISO” 2010 il vino di questo consorsio, un lambrusco a foglia frastagliata, che coltivano tutti insieme, dedicato alla memoria del contadino che gli ha consegnato la vigna, un vigneto centenario con 727 ceppi di lambrusco a foglia frastagliata franchi di piede, si può definire un vino storico, aspro e deciso come la terra. Proseguo la degustazione con il Consorsio dei Vignaioli Biodinamici liguri,con un Pignoletto rifermentato in bottiglia, simpatico e accattivante, e “ Vigna del Gratto” un Pignoletto classico; poi da Bordighera il Pigato di Tenuta Selvadolce.

Di Garlider, in Alto Adige Valle dell’Isarco gli eccezionali Veltliner speziato e rotondo, Silvaner più minerale,Gewurztraminer con profumi varietali eccezionali.

Mi sposto notevolmente dalle alpi per finire a Vulcano , nelle Lipari, da Lantieri ,otto ettari strappati alle canne e alle ginestre nella parte più selvaggia e incontaminata dell’isola, che fino a 60 anni fa era tutta coltivata a passolina, malvasia, capperi e frutta. Assaggio la prima Malvasia DOC dell’isola di Vulcano, da uve cariche di sole estivo, stesa sui cannizzi.Nasce così un Passito delle Lipari dove si ritrova quel sole siciliano sposato alla terra nera del vulcano, con tutta la salinità del mare. Rimango in Sicilia assaporando un pezzettino di cioccolato modicano ( Dolceria Donna Elvira di Modica), piacevolmente aromatizzato al luppolo e che sabbioso com’è rimane con granellini sottili tra i miei denti, per essere spazzati via dalla birra 25 Dodici , del birrificio laziale ( Borgorose –Rieti) Birra del Borgo.

birra del borgo logo

Un birrificio innovativo che utilizza molte spezie e ingredienti irrituali, e che mi intriga con una birra champagne l’Equilibrista, in equilibrio instabile tra il mondo del vino e quello della birra, fatta con il 50% di mosto di vino Chianti e 50% mosto di birra Duchessa, lavorato come uno Spumante Metodo Classico, con tanto di Remuage e sboccatura .Il colore limpido rosato e aranciato, con bollicine evidenti è una birra elegante e strutturata, da accompagnare ai formaggi.

Forse sono tanti, troppi i vignaioli di cui non ho parlato, ma sicuramente ho descrittolo spirito che li accomuna tutti quanti, quella volontà di fare un prodotto in cui credono, in cui tutti i passaggi siano collegati tra loro rispettando la natura e le sue leggi, creando una bevanda spirituale e sentendo il peso delle responsabilità verso il pianeta terra.

Marina Betto

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