Ritorno alle Anfore

Posted on 25 ottobre 2011

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Ebbene sì nelle cantine si sta assistendo ad un vero e proprio ritorno delle anfore, vasche a forma ovoidale sia in cemento che in legno. Nell’ultimo numero della rivista francese Revue du vin de France ( n 556  di Novembre 2011) il dossier con degustazione è concentrato su questo argomento. In Francia stanno scoprendo adesso l’utilizzazione delle anfore, sempre più aziende stanno sperimentando questa nuova strada, mentre questo movimento di ritorno alla terra ( cotta) proviene dall’Italia. Come dice la RVF le quantità di questi contenitori, che sono sia antichi che moderni, potrebbe crescere in maniera eccezzionale in un futuro prossimo. Certamente uno degli innovatori è Josko Gravner che dal 2001 vinifica i suoi vini dentro delle giare di terracotta georgiana. E’ proprio nella Georgia, che è considerata la culla della viticultura, che questa pratica di vinificazione è sopravissuta ai millenni ( e alla rivoluzione sovietica). Enormi vasi di terracotta chiamati Kvevri ( in Georgia) e Karass ( in Armenia) sono usati da diversi millenni e niente sembra avere cambiato questa tecnica di vinificazione. In questi enormi contenitori interrati, spesso all’esterno, le fermentazioni e le macerazioni sono molto lunghe e possono arrivare fino ad un anno. L’affinamento si svolge , in seguito, in altri Kvevri di dimensioni ridotte.

Nel sud della Francia, tra Arles e Avignone, troviamo la Mas de Tourelle dove i proprietari hanno ricostruito una  ” Cave Gallo Romaine” basandosi sui reperti che hanno trovato proprio in questa zona. Mas de Tourelle, produce vini della AOC Costieres de Nimes e Pays d’Oc, ma ha ugualmente sviluppato la sezione risalente ai tempi degli antichi Romani dove coltivano una parte delle vigne proprio seguende le ricostruzioni storiche e vinificano ugualmente il vino secondo le pratiche in uso ai tempi dell’impero. Dunque troviamo i vari Mulsum, Turriculae, Carenum e Apiana.

vendemmia storica

Ecco la ricostruzione della vendemmia romana che è visibile al pubblico la seconda domenica di settembre

L’uva nel grosso contenitore in pietra

L’antico torchio romano di Catone

Infine il vino viene messo nelle anfore

Panoramica con vista sul torchio e sulla cantina

Ma cosa interessa tanto , a parte il valore simbolico e mediatico dell’anfora? Ciò che interessa è quello che avviene all’interno del contenitore, la biochimica del mosto, e successivamente del vino, al contatto con la terra oppure cemento. Tutte le pratiche hanno sottolineato il potenziale d’ossigenazione che intercorre con questi contenitori, grazie ad una maggiore porosità( importante per la terracotta e nettamente minore per quanto riguarda il cemento). Le loro forme curve sembrerebbero facilitare la circolazione dei liquidi facilitando la creazione di correnti interne. Insomma l’anfora destinata all’invecchiamento del vino presenterebbe gli stessi vantaggi della botte ma senza il rischio di comunicare un vino dal gusto legnoso o con tannini troppo secchi.

Anche in Champagne iniziano i primi esperimenti con questi contenitori ovoidali in cemento. Infatti Alexandre Chartogne, dello Champagne Chartogne Taillet, conferma: “la prima esperienza con questi contenitori mi ha permesso di constatare un’apertura più rapida ed omogenea. L’acciaio crea una tensione ed un amertume mentre l’uovo arricchisce ed apre lo stesso vino”. Un’altra azienda simbolo dell’utilizzo di queste uova è il Domaine Hauvette che utilizza contenitori di circa 600 litri come si può vedere nella foto.

 Siamo nel sud della Francia nella denominazione AOC Baux de Provence. Anche in Svizzera, Austria, Francia oltre che naturalmente l’Italia ( Gravner, Foradori, Catello di Lispida, Azienda agricola Cos, Franck Cornellissen, tra gli altri) stanno aumentando gli adepti della terra.

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Posted in: storia