Bruno Pamard, sommelier, importatore, enologo, consulente nel paese di Gengis Khan

Posted on 30 luglio 2011

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Bella intervista che ho ritrovato  sul numero di maggio 2011 della Revue du Vin de France. Bruno è nato il 12 febbraio del 1964 a Angers; la sua professione è quella di sommelier, durante il concorso miglior sommelier del Regno Unito del 1989 termina sul podio. Nel 2005 parte alla volta della Cina dove adesso vinifica per uno dei più grosso gruppi cinesi: Hansen circa 450 ettari di vigna situati in Mongolia. Ecco l’intervista:

Come siete arrivato in Cina?

Sono arrivato in Cina durante una missione per il gruppo Bouvet-Ladubay ( vini della Loira) per potere trovare un importatore. E’ stato un colpo di fulmine con la Cina, inoltre ho incontrato una cinese e mi sono sposato. Tutto questo non è stato facile, la Cina è un paese complicato a livello affari

Gli inizi sono stati difficili?

I Cinesi all’epoca erano avidi di risultati rapidi. Cercavano sopratutto di sfruttare i nuovi arrivati piuttosto che vederli come partner.Ho dovuto apprendere questo tipo di relazioni.

Che cosa è che fa la differenza in Cina ?

Parlare Cinese è il punto essenziale.Chi parla correntemente cinese si “sbriga” più velocemente. Se non si parla cinese si può essere il Papa, vedere caso di Michel Rolland, ma le porte non si apriranno mai.

Oggi quali sono le vostre attività?

Dal 2005 ho creato insieme a mia moglie una società di import-export, Beijing BYI Commercial Co. Ltd che sta progredendo lentamente. Adesso vinifico anche in un aziende situato nella Mongolia Interna, Hansen Winery Group, una proprietà “bio” creata nel 1978 da un uomo che ha fatto fortuna nel settore immobiliare e del carbone, Han Jianping. Hansen è un’azienda cinese di 450 ettari al confine con il deserto dei Gobi, in uno dei migliori terroir della Cina, la culla di Gengis Khan. L’azienda ha 450 impiegati di cui circa 80 nel Chateau. Infine sono consulente ed analizzo i Grand Crus a causa del problema delle bottiglie false , animo delle degustazioni ed organizzo vendite all’asta

Imprenditore indipendente oggi in Cina, ma cinque anni fa cosa facevate in Francia?

Prima di partire avevo scritto tre libri, ma ho avuto poco successo e solamente il quotidiano Le Monde aveva parlato di no dei miei tre libri.

Ora siete nuovamente solo di passaggio in Francia, state accompagnando un ricco cinese venuto per comprare alcuni vini Francesi.

La persona che accompagno vuole comprare Romanee Conti,Lafite Rothschild,Petrus, Latour ecco i vini che interessano i ricchi cinesi. Tutto in Cina sta ruotando intorno al mondo dei vini di prestigio; la gente vuole sapere perchè il vino prende valore con il passare del tempo. I casi di falsificazione di bottiglie di prestigio ha richiesto l’utilizzo sempre più sovente di esperti consulente.

Cosa rappresenta il vino per i Cinesi?

Per gli uomini ricchi che vogliono investire , i grandi vini sono considerati come dei valori sicuri. Inoltre c’è il problema dell’enorme consumo di alcool nei ristoranti ( Il baijiu è un alcol di riso a 40° che è normalmente consumato nei ristoranti). Ultimamente il Governo Cinese ha spiegato che il vino è migliore per la salute, perchè meno alcolico rispetto al baijiu e perchè contiene componenti benefici per il corpo.

I Cinesi bevono vino?

Circa 5 anni fa i cinesi non amavano il gusto del vino, ma questo sta evolvendosi molto rapidamente. Normalmente durante un pranzo, in Cina, si fanno dei brindisi sempre: in due ore se ne possono fare fino a 150. Ed a ogni brindisi si alza …..il bicchiere. Dal 2010 il brindisi non si fa più con il baijiu ma con il vino. Inoltre il vino è sempre di più offerto come regalo.

Un accordo originale con la cucina cinese ed i vini francesi?

Jiaozi, ravioli tradizionali cinesi servite per Capodanno Cinese ( fine Febbraio). Si mangiano cotti al vapore la sera e fritti il giorno dopo. Su questo piatto le bollicine e gli aromi di pasticceria dello Champagne ci vanno a nozze.

I vini francesi rappresentano la metà delle importazioni, ma i Cinesi producono anche il loro vino……

Non è una novità. Si coltiva uva nella provincia di Gansu da circa 2400 anni. La prima cantina del gruppo Changyu è stata aperta nel 1892. In epoca più contemporanea il vino si è sviluppato sotto il regime di Deng Xiaoping nel 1978. All’epoca bevava vino lo 0,1 % della popolazione totale cinese ( circa un miliardo); cifre assurde ed impensabili. Ora la percentuale sta crescendo molto rapidamente: l’Eldorado annunciato dieci anni fa inizia ad emergere sotto i nostri occhi.

Molte aziende vinicole francesi come Barons de Rothschild si sono installati sui territori Cinesi. E’ davvero la migliore scelta?

Ho visitato tutte le regioni vinicole cinesi; determinate zone all’est affacciate sull’oceano, in particolare la punta di Shandong dove si è installato Chateau Lafite, mi ricordano effettivamente il Medoc. Ma ci sono dei punti negativi. Questa parte oceanica riceve il monsone durante l’estate, l’umidità è molto elevata fino alle vendemmie. Molti vigneti sono stati creati ma fino ad ora producono vino di qualità molto modesta.

Il terroir dunque si trova all’interno del Paese?

Secondo me le regioni più promettenti sono al centro della Cina. Situati sui pendii del Monte Helan insieme ad i suoi terreni alluvionali: la regione di Ningxia s’imposerà come il futuro Chateauneuf du Pape Cinese. Il vasto Gansu, all’estremità della Grande Muraglia, è la qurta zona produttrice con ottimi terreni argillosi e vengono da tutta la Cina per acquistare le uve. Il Neimenggu, nella Mongolia, beneficia di un clima molto favorevole e sano. Infine il Xinjiang dove esiste il vigneto più continentale al mondo, a circa 4000 km dall’oceano.

La qualità numero uno per imporsi in Cina?

Dopo circa 30 anni nel mondo del vino mi sono convinto che la qualità non fa sempre il mercato.

 

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Posted in: cina, sommelier