Alla scoperta delle Grand Cru di Borgogna: Richebourg

Posted on 16 giugno 2011

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Madame Lalou Bize Leroy  ci parla dei alcune grand cru mitiche della Borgogna. Personaggio emblematico di queste terre è stata una delle artefici della Romanee Conti per poi creare il Domaine Leroy e quello d’Auvenay. Ha un modo tutto suo di interpretare la biodinamica : infatti dopo la potatura coccola i ceppi di vigna innaffiandoli con varie tisane. Insomma questa grande Dame della Borgogna ha un rapporto quasi passionale con le sue viti. Il suo credo è quello di ottenere  delle uve sempre più pure e concentrate per trasmettere l’impronta del terroir.

Quando inizia a parlare di questa Grand Cru situata nel comune di Vosne Romanee ci assicura che l’uva proveniente da qui non assolutamente lo stesso gusto che quella della Romanee Saint Vivant ( distante qualche metro) oppure di Chambertin. Gli inviati della Revue du Vin de France sono andati a verificarlo di persona visitando le parcelle che appartengono al Domaine Leroy. Innanzitutto le vigne hanno una forma di allevamento che è particolare: formano nella parte superiore una specie di cerchio che poi ritorna verso i piedi del ceppo.

Madame Lalou pensa che amputare la parte superiore della vigna va contro la qualità. Su ogni ceppo di vite si lasciano solamente quattro grappoli e mai uno di più. Sappiamo che l’allevamento particolare, la resa , le cure particolari apportate alla vigna ci regalano delle uve dai sapori e profumi molto pronunciati che in confronto alla uve vicine , quest’ultime ci sembrano quasi insipide. Madame Lalou racconta che ha sempre avuto problemi nell’acquistare delle uve di Richebourg e che anche quelle del celebre Henry Jayer ( spentosi nel 2006) erano spesso migliori del Domaine de la Romanee Conti ma erano troppo irregolari. Oggi il Richebourg di Madame Lalou mostra una complessità incredibile. In confronto  quello di Meo Camuzet non offre questa setosità costruita sulla potenza; quello di Anne Gros è tutto sulla finezza ma non può rivalizzare per la profondità. Infine quello del mito Romanee Conti è molto raffinato ma non ha la densità e degli aromi cosi marcati come quello di Madame Lalou.

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