Angelo Gaja

Posted on 9 dicembre 2010

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Un mercoledì di metà novembre io ed Eric Lenar siamo partiti alla volta di Barbaresco per visitare una delle storiche cantine delle Langhe: Gaja.

La famiglia Gaja si stabilì nelle Langhe a metà del diciassettesimo secolo e sono ormai cinque generazioni che operano nel vino, da quando Giovanni Gaja, nel 1859, fondò la cantina a Barbaresco. La famiglia Gaja si è sempre contraddistinta per uno spirito di innovazione e lungimiranza. Angelo, figlio di Giovanni, a differenza degli altri fratelli volle intraprendere il cammino del padre e continuò la coltivazione dei vigneti. La svolta arrivò quando nel 1905 sposò Clotilde Rey, che lo orientò verso scelte produttive mirate alla qualità: immaginate che svolta epocale in quel periodo dove tutto era rivolto ad un discorso quantitativo.

Dopo Angelo fu la volta del figlio Giovanni ( i nomi in seno alla famiglia si ripetono) che fece del Barbaresco il suo vino bandiera portandolo nei migliori ristoranti locali ed italiani. Acquistò anche diversi vigneti che diventeranno, in futuro, vere e proprie bandiere della qualità: Sorì Tildin, Sorì San Lorenzo,Costa Russi e Darmagi.

Oggi siamo arrivati alla quarta generazione con Angelo, che entrò in azienda nel 1961, e sua moglie Lucia mentre le figlie Rossana e Gaia ( più il figlio Giovanni, che frequenta ancora la scuola) rappresentano ormai la quinta generazione.

La famiglia Gaja oggi possiede circa 100 ettari di vigneto situati nella zona di Barbaresco ( Barbaresco e Treiso) ed in parte nella zona del Barolo ( Serralunga Alba e La Morra).

Nel 1994 acquisiscono la prima proprietà in Toscana, Pieve S. Restituita a Montalcino, circa 27 ettari di vigneto. Nel 1996 arriva la seconda proprietà in Toscana, nelle terre di Castagneto Carducci nell’alta Maremma Toscana a sud di Livorno, e la chiama Cà Marcanda.

Nello splendido castello dove ai piani interrati sorge la magnifica cantina, Lucia ci ha guidato in una spettacolare degustazione.

Abbiamo degustato uno splendido Gaja&Rey del 1999, un Barbaresco 2007, Conteisa 2001, Sperss 1999, Sorì Tildin 2006, Alteni 2007 e Magari 2007.

Gaja&Rey 1999

E’ stato il primo vigneto di Chardonnay piantato da Angelo nel 1979 e la prima annata è stata 1983. Il vino è dedicato alla figlia di Angelo, Gaia, ed alla nonna Clotilde Rey. E’ un Langhe DOC prodotto nei vigneti di Treiso e Serralunga d’Alba. Fermentazione in vasche d’acciaio, a T controllata, per 4 settimane poi affinamento per 6/8 mesi in barriques nuove e seminuove dove svolge anche la fermentazione malolattica.

Vino dal bel colore giallo tendente al dorato. Buona la maturità dell’uva, passaggio in legno appena accennato. Al naso si sentono subito note mielate, di fiori appassiti, di burro che si mischiano ad una leggerissima nota fumè intrisa di muschio ed un accenno tartufato. Ottima la complessità. In bocca si nota subito una notevole struttura bilanciata da una buona acidità e da un livello alcolico abbastanza caldo. Ottima la mineralità con una impressionante persistenza. Vino che può e deve ancora invecchiare per offrirci il meglio

Barbaresco 2007

Proviene da 14 vigneti di Nebbiolo a Barbaresco. Affinamento in barriques per 12 mesi e per altri 12 in botti grandi tradizionali. Il colore è un rosso rubino violaceo. Al naso è ancora vinoso, ottima maturità dell’uva e sentori di viola. In bocca l’attacco è fresco, i tannini sono presenti ma mai agressivi . Il finale è leggermente tagliato. Vino ovviamente da aspettare per cogliere al meglio le complessità di questo vino

Conteisa 2001

E’ un Langhe Nebbiolo prodotto dal vigneto Conteisa a La Morra, nel cuore del Barolo. Al Nebbiolo viene aggiunta una percentuale minima di Barbera. Affinamento per 12 mesi in barriques e per altri 18 in botti grandi tradizionali.

Il colore non dà segni di cedimento, sempre abbastanza trasparente. Le uve sembrano abbastanza mature. Naso con aromi di caucciù e leggero petrolio, viola mischiata a tartufo, un leggero e mai invadente sottobosco; ottima la complessità con aromi evolutivi. La bocca è fresca, leggermente marcata dall’alcolicità, i tannini sono abbastanza rugosi, la struttura è importante con un ricordo di liquirizia.

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